“Di che alimentazione vogliamo parlare? Di che sostenibilità? Expo ha messo in crisi la nostra azienda agricola”. Non si dà pace Emma Priano, che insieme al fratello porta avanti un’attività di produzione di latte che il nonno avviò oltre 70 anni fa alla cascina Cinci di Arese, a nord ovest di Milano. Nell’azienda agricola Oliva vengono allevati più di trecento mucche Jersey, il cui latte particolarmente grasso è utilizzato per la produzione di formaggi. Ma due anni fa gran parte dei terreni che l’impresa aveva in affitto non lontano dal sito dell’Expo è stata espropriata per costruire il campo base logistico e per fare passare un tratto delle Vie d’acqua. Così, dove prima c’erano campi coltivati a mais per produrre il foraggio per le vacche, oggi sorgono uno accanto all’altro diversi edifici utilizzati dal personale impiegato per la preparazione dell’esposizione universale. “Al posto del foraggio – spiega Priano – alle bovine dobbiamo dare da mangiare i mangimi, che sono particolarmente costosi. Così ora la nostra attività è a rischio. Abbiamo dovuto ridurre il numero dei capi allevati e sui due mungitori che avevamo ne è rimasto solo uno”. Inutile l’indennizzo ottenuto, di circa 350mila euro: “Una cifra che non basterebbe per comprare terreni analoghi a quelli che ci hanno portato via, sempre che ce ne fossero di disponibili. E poi, se mi togli una stanza di casa, non basta che mi ripaghi la stanza. Perché mi privi di uno spazio che per me è vitale”. Così, mentre Expo promuove temi come l’alimentazione nel mondo, uno dei pochi esempi di attività agricola rimasti alle porte della città ora rischia di chiudere di Luigi Franco

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