Fare bene, ma fare presto. Nel pieno della trattativa sull’allargamento del tavolo delle riforme tra Pd e Cinque Stelle il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano prende il tempo e rompe il silenzio che durava ormai da mesi nel dibattito sulle riforme istituzionali. Il capo dello Stato interviene per incoraggiare i partiti impegnati nel percorso della nuova legge elettorale e della trasformazione del Senato. E proprio il superamento del bicameralismo perfetto è un tema che Napolitano mette sotto l’etichetta dell’urgenza “per le sue ricadute negative sul processo di formazione e approvazione delle leggi”. “Senza entrare nel merito di opzioni ancora aperte – spiega Napolitano – è parte della mia responsabilità auspicare una conclusione costruttiva, evitando ulteriori spostamenti in avanti dei tempi di un confronto che non può scivolare, come troppe volte accaduto, nell’inconcludenza” su riforme “più che mai mature e vitali“.

Il presidente della Repubblica ritiene giusto “non pronunciarsi sui termini delle scelte in discussione al Senato per quel che riguarda, in particolare, il superamento del bicameralismo paritario. Ma ho considerato doveroso pronunciarmi fin dall’inizio del mio mandato e al pari di miei predecessori (in particolare il presidente Scalfaro, al quale succedetti nella presidenza della Camera) sulla necessità di procedere a modifiche da tempo ventilate della seconda parte della Costituzione. E tra queste una riforma volta a superare il bicameralismo paritario si è fatta sempre più urgente per le sue ricadute negative sul processo di formazione e approvazione delle leggi”.

Proprio la trasformazione del Senato è un tema che “è stato oggetto di serio esame da parte della commissione per le Riforme presieduta dall’allora ministro Quagliariello, dalle cui conclusioni ha tratto stimolo il progetto del governo. Merita apprezzamento l’ampia apertura del dibattito su quest’ultimo punto, notevolmente prolungatosi rispetto agli annunci iniziali; e merita apprezzamento l’impegno intensissimo dispiegato dalla commissione Affari costituzionali del Senato, anche attraverso larghe audizioni e sfociato in una ricca messe di emendamenti da parte dei relatori”. 

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