Giovani e politica, l’indagine: “Gli italiani i più impegnati in Europa. Ma la maggior parte non ha fiducia nelle istituzioni”
Partecipano alla vita pubblica, ma non si sentono rappresentati dalle istituzioni. E credono ancora di poter cambiare le cose. È il ritratto dei giovani che emerge dall’indagine internazionale realizzata da Astraricerche in occasione del lancio nazionale di Parma capitale europea dei Giovani 2027. Un sondaggio effettuato su un campione di oltre duemila persone che ha fotografato aspettative, priorità e fiducia delle nuove generazioni nei cinque principali Paesi europei, Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, con particolare attenzione alla partecipazione pubblica e alla democrazia.
L’indagine sfata un primo mito: i giovani europei non sono affatto passivi. Il 78,5% di loro, dunque quasi otto su dieci, ha svolto almeno un’azione di partecipazione pubblica nel corso dell’ultimo anno. Una percentuale che in Italia sale all’81%, il valore più elevato tra i cinque paesi analizzati. La forma di coinvolgimento più diffusa resta il voto, come indicato dal 51,3 per cento degli intervistati. E anche in questo caso la percentuale italiana è la più alta, con il 61% dei giovani che ha dichiarato di aver partecipato a qualche forma di consultazione. Un risultato che si spiega anche con la grande partecipazione giovanile al referendum costituzionale di marzo. Tra le altre forme di coinvolgimento c’è poi l’attivismo online, praticato da tre giovani su dieci, mentre più debole è la partecipazione ad assemblee e forum, che in Italia si attesta intorno al 15%. Il volontariato invece coinvolge una persona su quattro.
I giovani dunque partecipano in prima persona alla vita pubblica del proprio paese. Ma se si analizzano i dati sulla fiducia nei confronti delle istituzioni nazionali ed europee, le percentuali calano drasticamente. Solo quattro giovani su dieci (40,5%) ritengono che Parlamento, governo ed enti locali tengano adeguatamente conto delle loro idee e dei loro valori. Il senso di rappresentanza è particolarmente debole tra le donne, fermandosi al 34%, rispetto al 47% rilevato tra gli uomini. Il governo nazionale raccoglie valutazioni positive da appena il 24,3% del campione: Italia, Spagna, Francia e Germania presentano risultati sostanzialmente allineati, mentre il Regno Unito si distingue, attestandosi intorno al 32%. Leggermente più elevata, seppure ancora minoritaria, è la fiducia nell’Unione Europea, che raggiunge il 31,4%. In questo ambito l’Italia si attesta al 33%,superando Francia e Germania. A godere del livello più alto di fiducia sono le amministrazioni locali, con con una media del 33,8%, ma il quadro varia sensibilmente da Paese a Paese. Questa distanza alimenta una diffusa sfiducia nella democrazia e nelle istituzioni, indicata dal 38,8% del campione e particolarmente marcata in Italia, dove raggiunge il 46%. A ciò si aggiunge la sensazione di non contare nulla, condivisa dal 37% degli intervistati e avvertita con maggiore intensità dalle donne e dalla fascia tra i 26 e i 34 anni.
Se da un lato emerge una sfiducia diffusa verso le istituzioni, la ricerca restituisce un altro dato: quasi sette giovani europei su 10 (69,2%) ritengono di poter incidere concretamente sulle politiche pubbliche. Un dato che in Italia raggiunge il 76%, il valore più elevato tra i cinque Paesi analizzati. I giovani dunque credono di poter cambiare ancora le cose. E questa convinzione si accompagna alla richiesta di una maggiore rappresentanza. Il 42,8% degli intervistati ritiene infatti che una presenza più significativa delle nuove generazioni nelle istituzioni contribuirebbe a migliorare la qualità della democrazia.
“Il ruolo dei giovani assume ben altri connotati se cambia il loro ruolo nella società. E perché questo avvenga, occorre modificare il modello culturale dominante”, afferma Emma Nicolazzi Bonati, presidente del comitato per Parma Capitale Europea dei Giovani 2027. “Per contare davvero nella politica di domani, dobbiamo riappropriarci dei luoghi di aggregazione e del pensiero critico, dimostrando che il futuro non si subisce, si costruisce. Parma capitale europa dei Giovani nasce proprio con questa ambizione: trasformare la città in uno spazio europeo di partecipazione, sostenibilità e inclusione generazionale. Siamo stati noi ragazzi a scegliere i temi da inserire nel dossier di candidatura e a decidere quali progetti portare avanti, declinare diversamente o scartare. Il nostro ruolo, oggi e in futuro, deve basarsi sulla forza dei valori. Abbiamo una vocazione intrinsecamente europea: per la mia generazione l’Europa è l’unico orizzonte possibile, una storia ancora da scrivere e da proteggere dalle derive autoritarie”.