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“Cancellare la giustizia a doppio binario del governo Meloni”: nel programma M5s anche il ritorno dell’abuso d’ufficio

Il documento - che fino a domenica sarà sottoposto al voto degli iscritti nell'ambito di "Nova" - chiede di potenziare le intercettazioni e restituire i poteri di controllo alla Corte dei conti
“Cancellare la giustizia a doppio binario del governo Meloni”: nel programma M5s anche il ritorno dell’abuso d’ufficio
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Ripristinare il reato di abuso d’ufficio, potenziare le intercettazioni, restituire i poteri di controllo alla Corte dei conti. Più in generale, “abolire tutte le norme del governo Meloni che hanno creato una giustizia a doppio binario: benevola con i potenti e inflessibile con i cittadini comuni”. Non usa sfumature sul tema giustizia il programma elettorale del Movimento 5 stelle, aperto da venerdì al voto online degli iscritti nell’ambito di Nova, l’iniziativa di coinvolgimento della base che domenica si concluderà a Milano. E accanto al principale elemento di discordia, cioè la questione dell’invio di armi all’Ucraina, anche in questo ambito potrebbe aprirsi qualche frattura tra i pentastellati e gli alleati del Pd. Nel documento, infatti, il partito di Giuseppe Conte chiede di ripristinare l’abuso d’ufficio – reato abolito dalla legge Nordio del 2024 – “con una formulazione chiara e circoscritta, che colpisca gli abusi senza paralizzare i sindaci”. In pratica un ritorno alla versione modificata nel 2020 dal governo Conte II, che ha previsto la punibilità del funzionario pubblico solo quando viola norme “dalle quali non residuino margini di discrezionalità“. Una posizione che però potrebbe non piacere agli amministratori locali dem, da sempre favorevoli all’abrogazione totale del reato. Anche se a luglio Conte, rispondendo a una domanda del Fatto sull’argomento, aveva tagliato corto: “Non c’è da discutere, sarà nel programma.

Sotto lo stesso punto 8 (“Controlli e legalità della pubblica amministrazione”) il documento propone anche il dietrofront rispetto alla riforma della Corte dei conti, “abrogando il tetto che limita il risarcimento del danno erariale (a un massimo di due annualità di stipendio, ndr) e la presunzione di buona fede per i titolari di organi politici”. I pentastellati vogliono “ripristinare l’autonomia e l’indipendenza” dei giudici contabili, compromesse dalla gerarchizzazione delle Procure prevista dalla riforma. E chiedono di “restituire” alla Corte “il controllo concomitante“, cioè in corso d’opera, su Pnrr, sanità e grandi opere, abolito nel 2023 dopo una serie di pronunce sgradite al governo.

Al punto 15 (“Lotta alle mafie, appalti puliti, politica trasparente”) si chiede di “introdurre verifiche preventive e tracciabilità dei flussi negli appalti e garantire riservatezza, tutela dalle ritorsioni e canali indipendenti per i whistleblower“; nonchè un “potenziamento delle intercettazioni e degli strumenti di indagine, con controlli giudiziari e pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge”. Dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’ergastolo ostativo, si pretendono “controlli più rigorosi sui detenuti mafiosi che accedono a benefici, per verificare l’assenza di collegamenti attuali con le organizzazioni criminali“: una proposta già lanciata quest’estate da Conte insieme ai parlamentari frontman del Movimento sulla giustizia, gli ex pm Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho. Infine, si propone “una vera legge sul conflitto di interessi e regolamentazione delle lobby” e una modifica delle norme parlamentari per “contrastare i privilegi di casta”, impedendo nuovi “casi Delmastro”, l’ex sottosegretario alla Giustizia le cui chat con il prestanome del clan Senese sono state negate ai pm di Roma.

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