La Francia inaugura una nuova stagione di “patriottismo economico” in nome della difesa dei “settori strategici” per l’economia nazionale. E così, mentre a Roma la mozione Mucchetti-Matteoli per rendere più difficili le scalate alle aziende quotate resta lettera morta, a Parigi il governo decide che d’ora in poi gli investimenti stranieri in settori di forte rilevanza per il Paese dovranno ottenere il via libera dell’Eliseo. E’ la fine “du laisser-faire”, spiega il quotidiano Le Monde aggiungendo che l’operazione consentirà “allo Stato di opporsi al passaggio di mano di un gran numero di società francesi”. Soprattutto in settori come energia, reti, telecomunicazioni, finanza, difesa, tecnologia, trasporti, gestione dell’acqua e sanità. Comparto quest’ultimo in cui è in atto una trattativa fra Antonino Ligresti, Mediobanca e Dea Capital con l’australiana Ramsay per la cessione della Générale de Santé, primo gruppo delle cliniche di Francia. Il decreto, fortemente voluto dal presidente Francois Hollande, fa un passo in avanti rispetto alle misure adottate nel 2005 dall’allora premier Dominique de Villepin in seguito alla tentata scalata della Pepsi alla Danone. E di fatto permette al governo di giocare in prima persona nella trattativa con il potenziale acquirente, cui potranno essere poste specifiche condizioni come il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi all’interno del Paese.

“La scelta che abbiamo fatto con il primo ministro è di patriottismo economico– ha spiegato il ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, a Le Monde – Queste misure di protezione degli interessi strategici della Francia sono una riconquista della nostra potenza. Possiamo ormai bloccare cessioni, esigere contropartite. E’ un riarmo fondamentale della potenza pubblica. La Francia non può accontentarsi dei discorsi mentre gli altri Stati agiscono”. Per Hollande la nuova rete di protezione costruita attorno alle aziende francesi strategiche non è una novità in Europa. Esiste già in Germania, Spagna, Italia e anche negli Stati Uniti.

“Ovviamente la Francia resta aperta agli investimenti esteri, ma nei casi sensibili i poteri pubblici devono poter dire la loro”, hanno precisato dal gabinetto del primo ministro. “Il caso Alstom (preda di un’Opa lanciata dalla statunitense General Electric, ndr) ci ha fatto capire che c’era bisogno di un dispositivo di questo tipo”. Oltralpe, però, non la pensavano così quando, nel 2001, il governo Amato congelò al 2% i diritti di voto di Electicité de France, azienda francese controllata da Parigi, nel capitale di Edison, di cui poi dieci anni dopo hanno acquistato il controllo. Ma da allora i tempi sono cambiati e Hollande teme oggi tensioni sociali dovute all’incremento della disoccupazione e alla debolezza dell’economia che nel primo trimestre è ferma al palo (+0,1%) segnalando una flessione di consumi e investimenti.

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