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Ora Trump stende il tappeto rosso a Zelensky: “È un onore averlo a Washington”. E Kiev strappa l’ok Usa alla produzione dei Patriot

Tra i vertici tenuti da Zelensky c'è stato, appunto, anche quello con un team della Lockheed Martin che, tra le altre cose, produce gli Atacms, gli Himars, gli F-16 e i missili per i sistemi Patriot. L'obiettivo è quello di una produzione congiunta
Ora Trump stende il tappeto rosso a Zelensky: “È un onore averlo a Washington”. E Kiev strappa l’ok Usa alla produzione dei Patriot
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You have to be thankful, you don’t have the cards“, devi essere riconoscente perché non hai carte in mano. È passato un anno e mezzo, ma sembra un secolo, dallo scontro in diretta dallo Studio Ovale tra Volodymyr Zelensky, arrivato negli Stati Uniti a chiedere maggiore supporto americano contro l’invasione russa, e Donald Trump che zittì l’omologo ucraino. Il 28 luglio il presidente di Kiev è tornato a Washington, ma questa volta il clima è molto diverso. In mezzo ci sono stati diversi tentativi di colloqui con Mosca e altrettanti fallimenti, il rapporto che non sembra più così idilliaco tra il tycoon e Vladimir Putin e il corteggiamento mai venuto meno di Zelensky al capo della Casa Bianca. Il summit tra i due non poteva andare meglio per il presidente ucraino. Non solo ha ritrovato il sostegno auspicato, ma ha raggiunto l’obiettivo che ad oggi ritiene il più importante: ottenere il via libera alla produzione dei missili utilizzati dai sistemi Patriot.

È stato il capo di Stato ucraino a dare la notizia in un’intervista a Fox News, spiegando che Trump “ha acconsentito a concederci le licenze, e poi ho incontrato i rappresentanti dei produttori, importanti aziende militari statunitensi. Spero che possiamo arrivare a una produzione congiunta“. Tra i vertici tenuti da Zelensky c’è stato, appunto, anche quello con un team della Lockheed Martin che, tra le altre cose, produce gli Atacms, gli Himars, gli F-16 e i missili per i sistemi Patriot. Con il via libera di Trump, adesso sta al governo di Kiev e al gigante della Difesa trovare un’intesa per realizzare il sogno di Zelensky di produrre in patria i missili americani: “Oggi abbiamo discusso dell’ulteriore sviluppo della nostra collaborazione, concentrandoci sulla produzione congiunta e sullo scambio di tecnologie”, ha dichiarato aggiungendo che l’Ucraina “ha molto da condividere con chi ci aiuta a proteggere vite umane. Abbiamo parlato delle nostre capacità congiunte relative ai sistemi Patriot e ad altri sistemi d’arma. I nostri team stanno già lavorando a soluzioni specifiche per passare alla coproduzione il più rapidamente possibile e potenziare la nostra capacità di salvare vite umane”.

L’obiettivo di Zelensky è dichiarato: portare per quanto possibile la produzione di tutti i sistemi d’arma in patria. Questo, oltre a trasformare il suo Paese, in futuro, in una potenza nel campo della Difesa, gli permetterebbe di continuare ad avere scorte sufficienti a sostenere lo sforzo bellico contro Mosca senza dipendere dalle posizioni ondivaghe dei governi alleati. Così, parlando a oltre 60 senatori in un formato bipartisan, ha spiegato “come l’Ucraina possa produrre autonomamente tutto ciò che serve per abbattere qualsiasi minaccia, dai droni iraniani a quelli russi, e abbiamo parlato di sistemi di guerra elettronica. Il vero problema riguarda i sistemi e i missili antibalistici. Naturalmente, ho esposto al presidente Donald Trump le nostre necessità. È una grande sfida”.

Al buon esito dei piani di Zelensky contribuisce la nuova distensione Washington-Kiev. Che il clima fosse cambiato lo si era capito dalle dichiarazioni di vicinanza di Donald Trump degli ultimi giorni, dal cambio di posizione di JD Vance e di diversi esponenti MAGA nei confronti dell’Ucraina e dalla fermezza con la quale Marco Rubio ha precisato a Sergej Lavrov, nel corso del loro ultimo bilaterale, che il sostegno e l’invio di armi a Kiev non è in discussione. La trasferta di Washington porta solo conferme in questo senso: “È stato un grande onore incontrare il presidente dell’Ucraina Zelensky. Sono stati discussi molti argomenti. L’incontro è andato molto bene!”, ha scritto Trump su Truth. Mentre il Senato americano ha votato in presenza del leader di Kiev, con 86 sì e 12 no, a favore dell’avanzamento del disegno di legge per imporre nuove sanzioni alla Russia, le prime con l’approvazione del presidente Trump.

X: @GianniRosini

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