Il Senato ha approvato la mozione, primo firmatario l’ex vice direttore del Corriere della Sera, il senatore del Pd Massimo Mucchetti, che impegna il governo a una modifica della legge sull’Opa in relazione al caso Telefonica-Telecom. Il nodo è quello annoso del controllo su una società quotata come Telecom Italia con una partecipazione inferiore al 30% soglia oltre la quale un nuovo socio di controllo sarebbe obbligato a lanciare appunto un’Offerta pubblica di acquisto remunerando anche i piccoli azionisti e non solo i grandi, come avvenuto negli ultimi tre passaggi di mano del gruppo di telecomunicazioni che hanno visto il nuovo proprietario risparmiare e i vecchi incassare, mentre i risparmiatori sono rimasti a bocca asciuttta con un titolo per di più in caduta libera.

La questione quindi è più che legittima e negli anni ha sollevato più di una protesta da parte delle associazioni dei consumatori e non solo. Ci sono però degli temi ad essa collegati da considerare con una certa cautela. A partire dal fatto che la nuova legge arriverebbe in corso d’opera e, quindi, cambierebbe le regole a partita iniziata. Con il paradossale effetto che a pagare sarebbero solo gli spagnoli di Telefonica mentre è altamente improbabile una retroattività che obbligherebbe Tronchetti Provera e i suoi successori in capo a Telecom, cioè Mediobanca, Intesa, Generali e la stessa Telefonica a fare la loro parte per il passato. Tradotto: spolpare i risparmiatori non è lecito allo straniero, ma agli italiani si.

Da non sottovalutare, poi, le ripercussioni sulle altre società quotate in Borsa che fanno capo a un azionista sotto il 30 per cento. Il caso più caldo è quello di Rcs Mediagroup, l’editrice del Corriere della Sera di cui la Fiat è da poco diventata il primo azionisto con il 20,5 per cento. Ancor più evidente il caso Pirelli, che fa capo a Camfin (Tronchetti Provera affiancato dai nuovi soci prevalentemente bancari con Unicredit e Intesa) con il solo 26,2 per cento.

Mentre la lobby dei capitalisti senza capitali si fa i suoi conti e prepara le contromosse, si registra che i sì alla mozione Mucchetti sono stati 208, i contrari nessuno, gli astenuti 44. Il Senato ha anche approvato i primi quattro punti della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle con 248 sì, un no e 4 astenuti e ha invece respinto il punto 5, su cui il governo aveva dato parere contrario, con 52 sì, 196 no e 4 astenuti. Il punto 5 impegnava il governo “ad adottare, in ogni caso, tutte le misure finalizzate ad assicurare che l’infrastruttura di rete sia pubblica o comunque sotto il controllo pubblico, così da garantire il rispetto dei diritti fondamentali della persona e della promozione dell’iniziativa di impresa nel Paese”.

“Sugli assetti societari il Parlamento pone riparo a una grave carenza di iniziative del governo. Ci aspettiamo ora immediati adeguamenti legislativi così come indicato dalla mozione Mucchetti-Matteoli, di cui sono firmatario. Il caso Telecom è quello più eclatante. Ma la mozione punta a una scelta strategica più complessiva. Rivedere le regole dell’Opa in riferimento al controllo delle società riguarda infatti tutte le società quotate, il mercato e la sua maggiore trasparenza a tutela soprattutto dei piccoli risparmiatori e degli investitori”, ha commentato l’ex minsitro delle Comunicazioni e attuale vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri.

“Nella mozione poi non s’ignorano i temi della rete di telecomunicazione su cui ci saremmo aspettati dal governo maggiore chiarezza, maggiore coraggio, maggiore capacità di affrontare la questione dello scorporo”, ha aggiunto sostenendo che “da anni mi batto perché sia costituita una società della rete sottoposta alla regolamentazione dell’Autorità delle comunicazioni, nella quale la Telecom conferisca la rete vedendosi riconosciuto il valore economico di questo conferimento. Nessun esproprio, nessuna nazionalizzazione, quindi, ma la valorizzazione di un patrimonio che interessa tutti. La latitanza del governo su questa faccenda è intollerabile. Si ponga riparo con urgenza”, ha concluso.

La mozione su Telecom approvata dal Senato impegna il governo, in sostanza, a rafforzare il ruolo della Consob e a prevedere una seconda soglia, oltre a quella del 30%, che imponga il lancio di un’Opa legata all’accertata situazione di controllo di fatto, vale a dire la posizione nella quale si troverà Telefonica da gennaio 2014. Nel dettaglio, il governo dovrà attivarsi al fine di introdurre, con la massima urgenza, anche attraverso l’adozione di un apposito decreto legge, le necessarie modifiche al Testo unico della finanza in modo da “rafforzare i poteri di controllo della Consob nell’accertamento dell’esistenza di situazioni di controllo di fatto da parte di soci singoli o in concerto tra loro” e di “aggiungere alla soglia fissa del 30%, già prevista per l’Opa obbligatoria, una seconda soglia legata all’accertata situazione di controllo di fatto”.

La mozione impegna anche il governo a completare, “con la massima urgenza” (ma qui il testo in origine diceva “entro il termine massimo di 30 giorni”), l’adozione dei regolamenti per l’esercizio da parte dello Stato della golden rule nel caso di imprese di interesse strategico, specialmente quando sono in gioco infrastrutture da cui dipende la sicurezza del Paese. Su questo punto, il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Sabrina De Camillis, ha ricordato che il Consiglio dei ministri “ha avviato il complesso iter di definizione dei regolamenti” con “l’esame preliminare di tre schemi di Decreto del presidente della Repubblica”: gli schemi “saranno trasmessi al parlamento e al Consiglio di Stato e, con riguardo al terzo schema (quello relativo alle procedure per l’attivazione dei poteri speciali nell’energia, nei trasporti e nelle tlc, ndr), anche alle Autorità indipendenti del settore per i pareri di competenza”.

Inoltre è in via di pubblicazione il decreto del presidente del Consiglio “che conferisce poteri speciali al governo per esigenze della difesa e della sicurezza nazionale”. Infine, De Camillis ha sottolineato che “al di là dei poteri regolamentari reali e concreti che si potranno esercitare, conformemente al diritto europeo c’è il potere di fatto derivante da un governo in carica che può in qualche modo determinare alcune scelte, anzi ribadisco che ha il dovere di farlo per questo asset così importante al fine di trarne vantaggi per il Paese”. Anche la mozione del Movimento 5 Stelle, di cui è stato invece respinto dall’Aula il punto 5 (che imponeva il controllo pubblico della rete), impegna il governo sostanzialmente ad adottare analoghi provvedimenti, ma aggiunge anche l’impegno ad assicurare un più rapido sviluppo delle reti in fibra di nuova generazione, nonché la piena tutela e valorizzazione dell’occupazione e del patrimonio di conoscenze e competenze di Telecom Italia.

Per quanto riguarda invece la questione Opa, invece, De Camillis ha ricordato che il governo ha epresso alcune “criticità” sull’introduzione di una seconda soglia per il lancio dell’offerta che “potrebbe presentare delle controindicazioni”, come “rendere più incerto il mercato di controllo societario” e presentare problemi intepretativi per l’Autorità di vigilanza e un alto rischio di impugnative. “Le obiezioni del governo si possono facilmente risolvere”, ha ribattuto Mucchetti sottolineando che “la mozione approvata oggi punta alla tutela dei piccoli risparmiatori e vuole intervenire sul controllo delle società da chi possiede quote inferiori al 30%”.

Per Mucchetti, poi, il governo “non può rinviare troppo l’adozione dei provvedimenti”, se vuole essere incisivo sulla vicenda Telecom-Telefonica. Il senatore del Pd in merito ai rilievi dell’esecutivo ha sottolineato che “la normativa europea è un ombrello e ogni Paese è libero di scegliere le soluzioni che si adeguano meglio alla propria realtà. Non è vincoltante che ci siano dei Paesi che nella loro legislazione hanno la soglia fissa per l’Opa, così come avviene oggi in Italia. Ci sono altri Paesi infatti che hanno la doppia soglia fissa e tra questi c’è anche la Spagna. Noi quindi diremmo a Telefonica che semplicemente adottiamo il principio che vige nel loro Paese. La legge sull’Opa ha 15 anni ed è evidente che non ha funzionato bene. A questo punto noi chiediamo che si cami. Il governo non può ignorare che il Senato ha votato quasi all’unanimità”, ha concluso.

Non accennano, poi, a placarsi le tensioni interne al gruppo. Il socio Findim, la holding di Marco Fossati che detiene il 5,004% del capitale di Telecom, ha richiesto la convocazione di un’assemblea che metta all’ordine del giorno l’azzeramento del consiglio di amministrazione perchè teme condizionamenti da parte del nuovo assetto di Telco sugli amministratori. In dettaglio Findim ritiene “particolarmente delicato nella prospettiva dell’interesse sociale il condizionamento che il nuovo assetto proprietario di Telco potrà esercitare sulle determinazioni degli amministratori candidati da Telco nella gestione delle partecipazioni detenute dalla società nei mercati (Brasile e Argentina) sui quali sussiste una forte presenza di Telefonica, socio di maggioranza di Telco”. Infine, la società di Fossati osserva che “sembra a Findim Group che quanto precede giustifichi la proposta di rimettere all’assemblea la valutazione in merito all’idoneità degli amministratori candidati da Telco (o successivamente cooptati) di mantenere la carica a fronte delle mutate circostanze e di valutare, quindi, la loro eventuale revoca”.