Gli chiedono di cambiare casa, di andare a vivere magari in un palazzo già abitato da altri magistrati, in modo da “evitare un doppio disagio per tanta gente per bene”. Il motivo? Nel pressi dello stabile abitato da Maurizio Agnello, pm della Dda di Palermo, è difficile trovare parcheggio, a causa delle misure di sicurezza adottate dalla scorta del magistrato.

È questa l’assurda richiesta contenuta da una lettere anonima, recapitata direttamente nella cassetta della posta del sostituto procuratore. “Perché noi condomini dobbiamo avere limitazioni di posteggio proprio di fronte il portone e subire ogni giorno l’assalto dei vigili?” si chiede l’oscuro estensore, dicendo di parlare a nome di tutti i condomini di Agnello.

Il pm, che è sotto scorta dopo le pesanti minacce ricevute durante un’indagine sulle mazzette nel settore dell’energia eolica, ha deciso di fare appendere la lettera nell’atrio del condominio, chiedendo all’estensore di farsi pubblicamente avanti. A Palermo, dunque, il nastro della storia torna indietro di almeno un quarto di secolo: erano gli anni 80, i tempi del primo Maxi Processo a Cosa Nostra, quando alcuni condomini di Giovanni Falcone scrissero al Giornale di Sicilia, chiedendo di spostare tutti i magistrati antimafia in un unico stabile, separato dal resto delle abitazioni, in modo da non essere disturbati durante la pennichella pomeridiana dalle sirene delle auto blindate. “Siamo cittadini per bene che pagano le tasse” si definivano all’epoca gli estensori della lettera pubblicata dal Giornale di Sicilia. Più o meno lo stesso linguaggio della “gente per bene” che oggi ha problemi di parcheggio nella zona abitata di Agnello. Sul problema Cosa Nostra invece nessuna parola e nessuna lettera: oggi come venticinque anni fa.

Twitter: @pipitone87

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Polizia, ci dobbiamo vergognare?

prev
Articolo Successivo

Vaticano, commissione anti pedofilia: “Garantiremo esercizio responsabilità”

next