I genitori dei bambini che frequentano le mense scolastiche bolognesi, lunedì 5 maggio, sono pronti a scoperchiare la pentola: i ragazzi per un giorno rifiuteranno il cibo per protestare contro le tariffe applicate dalla società Seribo, considerate tra le più alte in Italia. Ad annunciare la protesta è l’Osservatorio mense Bologna costituito da un gruppo di genitori che da qualche tempo si sta interrogando sulla qualità del cibo che viene dato ai loro figli e sul servizio di refezione.

Lunedì, Marcello, che frequenta la quarta A della primaria “Marella” all’istituto comprensivo 12, rifiuterà la pasta e il filetto di pesce. Lascerà sul tavolo cucchiaio e forchetta per mangiarsi un panino. “Mio figlio – spiega Luca Castranò – sarà uno dei ventitré bambini della sua classe che non siederà a tavola. Le ragioni di questa protesta sono diverse tra noi genitori ma di fondo c’è un grande malcontento rispetto alla politica della Seribo: l’azienda partecipata, di cui il Comune detiene il 51%, dovrebbe avere al centro del suo interesse il pubblico eppure abbiamo le tariffe che sono le più alte d’Italia. In questi anni hanno aumentato gli utili mentre hanno diminuito le spese per le materie prime a discapito dei nostri figli”.

Mamme e papà “dopo undici anni spesi per migliorare il servizio”, dicono di essersi stancati e sono pronti alla “guerra delle forchette”. “Abbiamo chiesto informazioni – spiega Sabastiano Moruzzi tra gli organizzatori dello sciopero e membro della commissione mensa cittadina – sulla tracciabilità del cibo, chiarimenti sugli aspetti economici, confrontato tariffe e percentuali di uso del biologico con altre città. In questi mesi, in vista del prossimo bando di gara, abbiamo cercato un dialogo con il Comune ma non abbiamo ricevuto le rassicurazioni che ci aspettavamo”.

Secondo i dati presentati dall’Osservatorio mense dei genitori, Seribo avrebbe a bilancio degli utili ingiustificabili di oltre 6 milioni di euro in tre anni: “Per questo chiediamo – spiegano i promotori della protesta – di reinvestire parte di questi soldi per migliore la qualità del cibo e diminuire i costi per le famiglie. Non solo. Il contratto tra Seribo e il Comune prevede che la società debba provvedere alla ristrutturazione, alla manutenzione, ordinaria e straordinaria ed agli adeguamenti di legge, degli immobili affidati in uso gratuito. In dieci anni solo uno dei tre centri pasto previsti è stato costruito”.

Intanto per lunedì, gli organizzatori prevedono un’adesione del 70% degli istituti comprensivi, con punte del 90% in alcuni plessi come alla scuola “Marella”. Alcuni dirigenti scolastici hanno posto paletti all’iniziativa vietando il panino da casa se non aderisce l’intera sezione. La responsabile dei servizi educativi e scolastici del quartiere “Santo Stefano” con una nota ufficiale ha vietato il consumo di cibo portato da casa per non “mettere a rischio il normale funzionamento della scuola”. Divieti che, a detta degli organizzatori, avrebbero unito ancor più i genitori pronti all’indomani dello sciopero a chiedere un nuovo incontro all’assessore all’istruzione Marilena Pillati per bloccare il bilancio Seribo 2013 affinché gli utili siano impiegati per costruire un centro pasti e per assicurare tariffe in linea con le altre città d’Italia.

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