“Attenzione, caduta balle”. Un cartello con questa scritta dovrebbe aprire tutte le trasmissioni tv in campagna elettorale per le Europee, perché il tasso di semplificazioni eccessive o di falsità sull’unico tema di cui si discute, cioè l’economia, è ancora più alto del solito. Ecco un breve prontuario di sopravvivenza.

1) “L’Italia deve ridiscutere il vincolo del 3 per cento”. È scritto nei trattati europei, non si può cambiare senza mettere d’accordo 28 Paesi. Quello che si può fare è superare il rapporto tra deficit e Pil, finendo però sotto procedura d’infrazione (che comporta vincoli ulteriori e sanzioni). Ne può valere la pena se si usa la spesa in deficit per investimenti che siano la premessa di una crescita più forte a medio termine, ma bisogna negoziare molto.

2) “La Bce deve fare come la Federal Reserve americana e stampare moneta”. La Bce ha già inondato di liquidità la zona euro. Quello che non fa, a differenza della Fed, è comprare direttamente titoli di Stato, con il cosiddetto quantitative easing. Anche se con le operazioni Omt la Bce può comprare in modo illimitato titoli di Stato sul mercato secondario (il fondo salva Stati Esm anche sul primario). Ma Francoforte ha già detto di essere pronta a comprare direttamente titoli dalle banche, invece che limitarsi ad accettarli in garanzia come fa ora. Ma difficilmente acquisterà titoli di Stato, più probabilmente debito privato delle piccole e medie imprese.

3) “Il Fiscal Compact ci costerà 50 miliardi di euro all’anno”. Falso, 50 miliardi è circa un ventesimo della parte di debito in eccesso. Ma il combinato di regole contabili (tra il trattato Fiscal Compact e i regolamenti Six Pack) impone un ritmo di riduzione, non tagli drastici, e come si legge anche nel Def del governo, nell’attuale contesto macroeconomico, serve una riduzione di 0, 5 punti strutturali di debito, cioè tagli permanenti di spesa per 4-5 miliardi all’anno. Oppure si può cercare di ottenere una crescita più alta.

4) “L’Italia deve uscire dall’euro per ritrovare competitività”. Chissà. Nessuno dei teorici dell’uscita dall’euro riesce a spiegare bene quali sarebbero i costi della transizione, come evitare il fallimento delle banche (tutti correrebbero a ritirare i risparmi in valuta pregiata), di quanto scenderebbe il valore reale dei salari italiani dopo la inevitabile svalutazione della nuova moneta, quanto peserebbero i tassi di interesse sul nuovo debito. Senza precise stime dei costi, è impossibile sostenere che l’Italia fuori dall’euro starebbe meglio. Arthur Bloch diceva: “I problemi più complessi hanno soluzioni semplici, facili da comprendere e sbagliate”.

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