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Università, dipendenti pagati 3 euro all’ora. C’è l’accordo: “Aumenteremo i salari”

Università, dipendenti pagati 3 euro all’ora. C’è l’accordo: “Aumenteremo i salari”
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Si sblocca la vicenda dei bibliotecari dell’Università di Bologna, che nei giorni scorsi avevano denunciato il taglio degli stipendi, con una paga da poco più di 3 euro l’ora. Dopo quattro giorni di picchetti e sedi semibloccate, è stato raggiunto un accordo con Coopservice, per l’aumento dello stipendio dei lavoratori di Palazzo Paleotti, già a partire dal primo marzo.

È la stessa Università a renderlo noto, in un comunicato congiunto con la cooperativa reggiana, Coopservice cheha in mano gli appalti. “È stata concordata con Coopservice la ridefinizione economico prestazionale dei profili professionali impiegati in questo plesso. Alla luce di quanto sopra, Coopservice e le sigle sindacali firmatarie del contratto – nell’ambito di un percorso negoziale mai interrotto – hanno concordato una ricognizione dei tre livelli di retribuzione previsti portandoli rispettivamente a 6,71 euro, 6,91 euro e 7,41 euro lordi”. In altre parole, dal 1 marzo dovrebbero essere riconosciuti 104 euro in più (lordi) in busta paga. Soldi che si vanno ad aggiungere all’aumento già concordato il 21 marzo (circa 0.60 centesimi netti all’ora).

Sono soddisfatto per la soluzione della giusta causa dei lavoratori i quali svolgono una funzione importante per questa Università” – ha commentato il rettore , Ivano Dionigi . “L’ ateneo e il rettore nel ribadire che sin dall’inizio hanno rispettato le leggi scritte e il proprio ruolo di committente, non si sono sottratti a un coinvolgimento politico e morale per contribuire alla soluzione di una situazione che presentava risvolti particolarmente critici. Deve essere a tutti chiaro che sarà bene mettere mano alle norme contrattuali degli appalti perché i lavoratori abbiano piena tutela e garanzia dei loro diritti”.

Una primo risultato che arriva al termine di due giorni di trattativa (avviata dal rettore giovedì 3 marzo) e alla fine di una settimana difficile per l’Alma Mater. Lunedì 31 marzo i sindacati di base, insieme agli studenti dei collettivi, avevano avviato un sit-in in via Zamboni, con il blocco di alcune sedi dell’ateneo. Presidi andati avanti a singhiozzo per quattro giorni, raccogliendo la solidarietà e la partecipazione anche di alcuni professori e studenti.

Alla base dello sciopero, la decurtazione dello stipendio dei bibliotecari, di quasi il 40%, imposta dalla reggiana Coopservice, la cooperativa che gestisce gli appalti multisala e portierat. Quest’ultima, a partire dal 1 novembre 2013, aveva deciso di applicare ai dipendenti della biblioteca accademica un nuovo contratto nazionale, quello per la “vigilanza e servizi fiduciari”, cancellando di fatto scatti di anzianità e quattordicesima, ma anche buoni pasto e una parte delle retribuzioni. Senza però modificare le mansioni previste.

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