Lavorare 11 ore al giorno per uno stipendio da 3,20 euro l’ora. Hanno bloccato le porte delle aule dell’Alma Mater di Bologna i dipendenti della biblioteca universitaria Palazzo Paleotti, in sciopero a oltranza contro un contratto di lavoro che da un mese all’altro ha tagliato le loro buste paga di circa il 40%. Una decurtazione che ai 13 lavoratori di via Zamboni 25 è stata imposta in seguito al cambio della cooperativa che gestisce gli appalti multisala e portierato dall’ateneo della Dotta, la reggiana Coopservice, che a partire dal 1 novembre 2013 ha deciso di applicare ai dipendenti della biblioteca accademica un nuovo contratto nazionale, quello per la “vigilanza e servizi fiduciari”, cancellando a colpo di spugna scatti di anzianità, quattordicesima, buoni pasto e una parte delle retribuzioni. Senza però modificare le mansioni previste, “e anzi – racconta Antonella Zago del sindacato Cub – aumentando la mole di lavoro richiesta”.

Video di Giulia Zaccariello

“Io lavoro a palazzo Paleotti da 11 anni” racconta un dipendente della biblioteca accademica, tra le mani due buste paga: quella di ottobre 2013, da 1200 euro al mese, e quella di novembre 2013, da 700 euro al mese. “Le mie mansioni non sono mai cambiate, offro assistenza informatica a studenti e professori, faccio front office e lavoro circa 11 euro al giorno per 6 giorni a settimana. Eppure, da un giorno all’altro mi hanno tagliato lo stipendio, tanto che se prima a fine mese portavo a casa 1.200 euro, oggi arrivo appena a 750 euro. 800 se decido di lavorare tutte le domeniche, quindi 7 giorni su 7. Come dovrei pagare l’affitto ora?”.

La vicenda dei 13 lavoratori della biblioteca universitaria era iniziata lo scorso novembre quando Coopservice, vincitrice di entrambi gli appalti offerti dall’Università di Bologna per i servizi multisala e portierato, decise di applicare, al posto del contratto nazionale “multiservizi”, che consentiva ai dipendenti uno stipendio da 6 – 7 euro l’ora, quello “vigilanza e servizi fiduciari”, che paga tra i 3,40 euro e i 4,20 euro l’ora, in pratica il 40% dello stipendio in meno in busta paga a fine mese. “Fin da subito ci siamo opposti – spiega Antonella Zago del sindacato Cub – i lavoratori non svolgono mansioni di vigilanza ma offrono assistenza tecnica e bibliografica a studenti e professori, gestiscono aule e corrispondenza, fanno manutenzione alle apparecchiature. E poi é un contratto da fame. Ma quando abbiamo protestato, tutto ciò che i confederali Cgil e Cisl, firmatari dell’accordo, hanno fatto è stato concordare con la cooperativa una sorta di elemosina che dovrebbe fungere da contentino”.

A marzo, infatti, i 13 dipendenti di palazzo Paleotti avevano sfilato lungo le vie del quartiere universitario di Bologna brandendo striscioni contro il rettore Ivano Dionigi e i sindacati, “colpevoli – raccontavano i lavoratori della biblioteca universitaria – di volerci lasciare in mutande”. Coopservice, Cisl e Cgil, in risposta alle proteste, avevano quindi concordato un aumento di retribuzione per tutti i dipendenti, che oscilla tra gli 80 centesimi l’ora a 1,50 euro. Cifre lorde. “Un aumento che è sì positivo – spiega Francesco Secchieri, assunto da Coopservice – ma che non basta a ripagarci dell’enorme taglio di stipendio subito. In pratica si passa dal guadagnare 2,80 euro l’ora a 3,40, è elemosina. Come si pagano affitto, bollette, medicine e pasti?”.

Così stamani in un centinaio tra attuali lavoratori di via Zamboni 25 e dipendenti di altre sedi universitarie, che a luglio probabilmente subiranno lo stesso destino contrattuale dei colleghi visto che Coopservice si é aggiudicata entrambi gli appalti offerti dall’Università, in tutto circa 60 lavoratori coinvolti solo a Bologna, hanno deciso di “bloccare l’ateneo”, impedendo a studenti e professori di entrare in alcuni edifici dell’Alma Mater, tra cui la Facoltà di Lettere e Filosofia. “Io lavoro in via Zamboni 32, al piano terra di Scienze della Formazione – racconta Secchieri – e tra 4 mesi subirò la stessa sorte dei miei colleghi. Come farò allora a campare? Mi toglieranno persino i buoni pasto, quindi a fronte di 12 ore di lavoro dovrò portarmi il pranzo da casa altrimenti mangiare mi costerà ore e ore di stipendio”.

Solidali con gli studenti anche alcuni docenti, che in seguito alla giornata di sciopero hanno dovuto rimandare le lezioni. “Mi rendo conto della situazione – commenta Giuseppina Brunetti, docente di Filologia romanza – sono persone di fiducia, ragazzi sempre disponibili e collaborative, bisogna chiarire”. Saltato, invece, l’incontro col rettore Ivano Dionigi, che per parlare con i lavoratori chiedeva la rimozione dei blocchi agli ingressi delle aule universitarie. “La protesta proseguirà a oltranza finchè il rettore non si impegnerà personalmente a trovare una soluzione dignitosa per i lavoratori – sottolinea Zago – qui non parliamo di stipendi di lusso, ma di dignità delle persone, e non è possibile che l’Università, l’ente deputato alla formazione dei giovani, accetti di veicolare questo messaggio di sfruttamento. Lo sciopero andrà avanti per 48 ore, e poi valuteremo cosa fare. Ma la situazione deve cambiare, e per prima cosa vogliamo risposte: se, come dice l’ateneo, l’onere finanziario sostenuto dall’Università per questo appalto è lo stesso di quello precedente, e cioè il costo orario di ciascun lavoratore è tra 14,97 euro e 17,52 euro, dove finiscono i soldi? A chi vengono dati, visto che gli stipendi dei lavoratori sono stati tagliati?”.