Beckham, Scholes, Giggs, Butt e i fratelli Neville – ovvero la famosa “classe del ’92”, i ragazzini della Primavera innestati da Alex Ferguson in prima squadra quell’anno – sarebbero in procinto di comprare il Manchester United. Il potere al popolo, le società di calcio ai calciatori. In realtà non è proprio così. Secondo l’indiscrezione pubblicata oggi dal tabloid britannico The Sun i favolosi Fergie Boys sarebbero i nomi dietro cui si cela una cordata di imprenditori del Qatar, intenzionata a rilevare la società acquistata dalla famiglia americana dei Glazer nel 2005 per 800 milioni e il cui valore dopo la quotazione in borsa è cresciuto fino a 2 miliardi e mezzo di dollari.

In un momento come questo, con lo United mai così in basso in classifica nel regno di Sir Alex, umiliato martedì per 3-0 nel derby con il City, già fuori da tutte le coppe inglesi e in attesa di un difficilissimo quarto di Champions contro il Bayern Monaco, la notizia ha fatto il giro del mondo. Per questo David Beckham, 38 anni, Paul Scholes, 39 anni, Gary e Phil Neville, 39 e 37 anni, Nicky Butt, 39 anni e Ryan Giggs, splendido quarantenne che ancora gioca e che nello United attuale è spesso uno dei pochi da salvare, sarebbero il miglior biglietto da visita per una ipotetica società che volesse rilevare il club. Anche perché il tecnico scozzese Moyes, ‘il prescelto’ voluto come successore proprio dal connazionale Ferguson nel giorno del suo addio, è prossimo a un clamoroso esonero.

E tra gli altri proprio Scholes e Neville, oggi commentatori televisivi, sono tra i suoi critici più feroci dell’attuale tecnico e della situazione di declino della squadra che, dopo avere vinto qualcosa come trentotto trofei nei ventisette anni del regno di Fergie, oggi sembra smarrita senza la sua guida. Mai come in questo momento, quindi, un tentativo di acquisto della maggioranza delle azioni dei Red Devils potrebbe andare a buon fine. Il consorzio del Qatar poi, scrive il Sun, approfitterebbe del fatto che anche gli stessi Glazer – che dopo aver comprato il club a credito, senza investire una sola sterlina, con la quotazione in Borsa si sono spartiti ottimi dividendi – sono stufi della società. Per questo sarebbe già pronta un’offerta superiore al valore attuale di 2,5 miliardi di dollari. All’ultimo bilancio disponibile (2012) lo United ha chiuso con un attivo di circa 20 milioni su un fatturato monstre di quasi 500 milioni di euro, grazie a uno strepitoso aumento del 30% dei ricavi commerciali arrivati a superare i 180 milioni.

E in Borsa continua a salire, nonostante il trend negativo, e oggi una sua azione vale intorno ai 16 dollari. Con quello che diventerebbe l’acquisto più clamoroso della storia del calcio, aiutato dai gloriosi nomi dei Fergie boys, il Qatar arriverebbe al Campionato del mondo casalingo del 2022 avendo nel suo portfolio calcistico la proprietà di due tra le squadre più forti del globo, il Paris Saint-Germain e il Manchester United, la sponsorizzazione milionaria di un colosso come il Barcellona, e un potentissimo network televisivo come Al Jazeera. Lo United non si sa, ma il pallone ha già cambiato padrone.

twitter: @ellepuntopi

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Serie A, risultati. Fiorentina-Milan: 0 – 2. Mexes e Balotelli salvano Seedorf

prev
Articolo Successivo

Rugby, se la palla ovale non è più di destra: da Roma a Catania, vince solo il fair play

next