La pubblicazione delle carte dell’indagine per la turbativa d’asta sulla cessione della Sea, la società del comune che gestisce gli aeroporti di Milano, farà esplodere le polemiche che covano da tempo nella Procura di Milano. La spaccatura è profonda: da un lato il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e il procuratore aggiunto Francesco Greco, dall’altro il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, competente sui reati della pubblica amministrazione. Robledo si sente scavalcato dal suo capo che preferisce assegnare i fascicoli con i ‘suoi’ reati, contro la pubblica amministrazione, al pool reati finanziari diretto dall’aggiunto Greco. Le frizioni sono all’ordine del giorno: dal San Raffaele alla vicenda Ruby tris. L’indagine sulla presunta turbativa d’asta della Sea però ha tutti gli elementi della scintilla che scatena l’incendio. Quel fascicolo non solo è andato al procuratore aggiunto sbagliato ma è rimasto a dormire nel momento in cui avrebbe potuto dare grandi soddisfazioni ai pm. Tutto inizia il 25 ottobre del 2011 quando dalla Procura di Firenze arriva al protocollo per il procuratore capo di Milano un fascicolo con la trascrizione di un’intercettazione dell’amministratore di F2i Vito Gamberale che lascia intendere un tentativo di ottenere un bando di gara su misura per la gara Sea.

Il fascicolo non va a Robledo, competente sulle turbative, ma al procuratore aggiunto Greco che immediatamente lo affida al pm più esperto e stimato del suo pool: Eugenio Fusco e lo coaffida a sé stesso. Insomma i nomi dei pm e l’importanza della gara milanese (385 milioni) farebbero prevedere faville investigative. Il 6 dicembre, dopo che esce un’indiscrezione della Reuters sull’esistenza del fascicolo, Fusco, correttamente, se ne spoglia con una lettera a Bruti “al fine di valutare la competenza di altro dipartimento”. Bruti annuncia a Robledo che gli consegnerà il fascicolo, ma poi non lo fa. Eppure sarebbe il momento buono per fare le intercettazioni: sono i giorni della gara. Solo 3 mesi dopo, a seguito di una seconda fuga di notizie, il fascicolo plana finalmente sulla scrivania di Robledo . E’ il 16 marzo 2012, il giorno dopo la pubblicazione su L’Espresso di un articolo sull’esistenza dell’intercettazione dimenticata.

Ora che le carte sono pubbliche è molto probabile che la vicenda approdi al Consiglio Superiore della Magistratura. La trascrizione finora inedita del colloquio tra Gamberale e il suo braccio destro, Mauro Maia, carpita il 16 settembre, è stata trascritta in neretto dalla Finanza in questo passo:

Vito Gamberale (G): “Ecco ma fammi capire, dobbiamo capire come si aprirà questa gara”

Mauro Maia (M): “Sì ma eh, secondo me la gara sI aprirà che il comune dirà: faccio una gara per I’ingresso di un fondo”

G: “Ecco ma bisogna capire che profilo chiederanno a questo fondo no?”

M: “Si assolutamente dovranno…”

G: “E secondo me questo lo devi… lo devi valutare con Roli (avvocato del comune di Milano, ndr) no?”

M: “Sì sì sì assolutamente”

G: “Per vedere se noi possiamo rientrarci o come no?”

M: “Sì sì ma questo lo faranno per noi insomma, è evidente che (incomprensibile)”

G: “Sì però, però, ci devi lavorare Mauro eh!”

M: “Sì sì sì ma questo è…”

G: “Va bene?”

M: “Assolutamente assolutamente, non… io la farei restrittiva o istituzionale, italiano, non operativo, tutte quelle cose li no?”

G: “Sì sì sì ma deve essere italiano, con soci istituzionali di lungo periodo, insomma che abbia un profilo tipo il nostro”

M: “Il nostro sì, uguale al nostro direi (ride, ndr)”

G: “Va bene”.

Secondo il pm Robledo l’intenzione di influenzare il bando per ritagliarlo su misura di Gamberale fallì per l’opposizione degli inflessibili dirigenti del comune. Anche se Gamberale, sempre per il pm, ottenne ugualmente il suo risultato intervenendo sui competitori. La Procura intanto si dimenticava di lui.

da Il Fatto Quotidiano del 15 marzo 2014

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