Nel 2013 l’evasione fiscale si stabilisce come sport nazionale italiano. L’Italia evade il 17% del proprio Pil contro la media europea del 15%, con punte che al sud raggiungono il 27% e che al nord sono in forte crescita. Sono 181,7 miliardi di euro le imposte sottratte all’erario ogni anno. I dati della Guardia di Finanza rivelano 15 miliardi di redditi non dichiarati, Iva non versata per 5 miliardi, 8mila evasori totali e 27mila lavoratori irregolari.

Negli ultimi anni sono state diverse le azioni di governo in materia di evasione fiscale, alcune volte ad attenuarla e altre esplicitamente volte ad assicurargli un futuro. In quest’ultimo caso parliamo di alcuni provvedimenti del centrodestra tra cui la depenalizzazione del falso in bilancio e lo scudo fiscale al 5%, azioni che dimostrano come non siano soltanto i vincoli europei a sollevare delle problematiche in materia.

Il processo di riforma fiscale italiano, al pari di un mosaico, si compone di tanti piccoli tasselli, disposti lentamente e alla rinfusa, di cui è difficile avere un quadro generale. Redditometro, spesometro, controlli fiscali sui conti bancari, pubblicazione dei redditi online e agevolazioni per la denuncia di affitti in nero sono solo alcuni tasselli del puzzle, non sempre facili da combinare.

Il problema dell’evasione non è solo un fenomeno di natura legale ma anche culturale. Come ci ricorda Jacopo Fo, gli stessi media dovrebbero avere un ruolo maggiore, ma poco hanno accennato a riforme dei governi Monti e Letta in merito, come la creazione di una vera anagrafe tributaria, che ha portato in breve tempo all’individuazione di 1 milione e 400 mila case fantasma. Diverse misure sono state anche promosse dall’Ue per contrastare ingenti patrimoni offshore, e un’evasione che costa all’Unione mille miliardi l’anno.

Spesso quando si parla di riforma fiscale si accenna a due giochi di parole: “pagare tutti per pagare meno” o “pagare meno per pagare tutti”. Quest’ultimo tuttavia si fonda su di un idealismo di buonsenso che purtroppo manca. La Danimarca ne è un chiaro esempio. Qui si pagano più tasse che in Italia, ma si evade di meno, a dimostrazione che l’equazione costo-tasse=evasione è principalmente una scusante di natura culturale. Anche il Belgio ha una delle pressioni fiscali più alte al mondo, ma presenta un sistema di welfare da farci invidia. Qui moltissime spese o agevolazioni sociali vengono infatti detratte direttamente dalle tasse, scoraggiando in questo modo l’evasione.

Sono diverse le realtà che possono offrire spunti concreti per arginare il problema. I tedeschi, per esempio, colpiscono le auto, o mettendole all’asta, o rendendole inutilizzabili al fine di recuperare le somme. In Cina e in Slovacchia si realizza invece la “lotteria fiscale”, in cui ogni ricevuta o scontrino presenta un codice che dà la possibilità a clienti e venditori di partecipare ad un concorso nazionale.

Ci sono anche interessanti iniziative nate spontaneamente dai cittadini, come la creazione di un sito in cui è possibile segnalare gli evasori al motto di “chi evade deruba anche te”. Su evasori.info inoltre sono presenti mappe, statistiche, campagne di sensibilizzazione e spazi di discussione.

In materia di informatizzazione fiscale, vi è una proposta innovativa. Linkiesta già nel 2012 accennava alla proposta di un Fisco 2.0. Un simile provvedimento procede di pari passo con la lotta all’evasione e l’informatizzazione del paese. Puntare sul Fisco 2.0 significherebbe promuovere la semplificazione burocratica, la trasparenza, la riduzione dell’evasione e dei costi relativi a questi fattori. La rete può aiutare la pubblica amministrazione a ridurre le scritture contabili e semplificare i calcoli delle imposte. L’introduzione di un sistema di fatturazione elettronica renderebbe i pagamenti maggiormente tracciabili. Se nel processo venisse a mancare un passaggio sarebbe lo stesso sistema elettronico a rivelare immediatamente l’errore senza ricorrere a costose ed estenuanti ricerche della Finanza. Tutti i dati fiscali dei cittadini sarebbero online sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e il Fisco potrebbe avere a disposizione tutti gli elementi per compilare la dichiarazione dei redditi dei contribuenti in automatico.

Tutti questi esempi dimostrano che la logica del “pagare tutti per pagare meno” è molto più efficace di anni di propaganda sulle riduzioni delle tasse (tra l’altro mai realizzate) al motto di “pagare meno per pagare tutti”.

di Gian Luca Atzori, Maura Fancello

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