L’indagine della procura di Roma sull’ospedale Israelitico di Roma e sul suo direttore generale Antonio Mastrapasqua mette gli incarichi del presidente Inps sempre più a rischio. Il governo Letta sta pensando di sostituirlo, dopo una prima fase di commissariamento. Ieri il premier Letta aveva incaricato il ministro del Lavoro Enrico Giovannini di fare una relazione “al più presto possibile” su tutti i profili della vicenda in cui Mastrapaqua è indagato per truffa, falso e abuso d’ufficio dalla procura di Roma. Il presidente del Consiglio ha chiesto “massima chiarezza nel rispetto dei cittadini”, ma sul tema è intervenuto anche Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera: “Sarebbe grave se un governo già fragile e precario cogliesse la palla al balzo per colpire una figura che in tanti frangenti, e in diversi contesti politici, ha mostrato autonomia e schiena dritta, anche dinanzi alle polemiche pubbliche di ministri”.

Le pressioni del governo sull’uomo alla guida del più importante ente previdenziale italiano potrebbero portare alla nomina di Tiziano Treu, giuslavorista ed ex ministro del Lavoro. “Il Governo Monti voleva intervenire su Antonio Mastrapasqua, ma ci furono veti superiori che bloccarono la cacciata”, rivela Elsa Fornero in un’intervista a ‘La Stampa‘. “L’obiettivo era una gestione più trasparente e meno accentrata e a tal fine venne istituita una commissione ad hoc per rivedere la struttura dell’Ente. Purtroppo però, nonostante i vari impulsi ricevuti, la politica impedì il rinnovamento” spiega l’ex ministro del Lavoro. 

Sul presidente dell’Inps, che ha all’attivo 25 incarichi, arrivano anche le critiche del sindacato: “Oltre ai profili penali su cui opera la magistratura, c’è evidentemente un ruolo che il governo deve svolgere per fare tutta la chiarezza necessaria”, afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, aggiungendo: “E’ da tempo che le forze sociali presenti nel Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto hanno avviato richieste di confronto e audizioni in Parlamento, fino alla sottoscrizione di un avviso comune per addivenire ad una riforma della governance che superasse le opacità della gestione monocratica e restituisse trasparenza ed autonomia all’Istituto”.

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