Il presidente dell’Uganda Yoweri Kaguta Museveni definisce “fascista” la legge anti gay approvata il 23 dicembre scorso dal Parlamento del Paese africano. E non la firmerà. Ad annunciarlo è il Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights, il centro che si batte per i diritti umani delle minoranze di tutto il mondo, presieduto da Kerry Kennedy e intitolato a suo padre, il senatore “Bob”, assassinato nel 1968 a Los Angeles. 

È stata proprio la Kennedy, accompagnata da una delegazione del RFK Center, a convincere il Presidente Museveni a non firmare il disegno di legge che avrebbe sancito l’ergastolo per gli omosessuali e la prigione per chi non “denuncia persone gay alle autorità”L’incontro tra i due è avvenuto sabato alla State House di Entebbe, in Uganda, dopo che, un mese fa, la Kennedy aveva espresso al presidente Museveni tutta la sua preoccupazione in una lettera. Alla discussione è intervenuto, via telefono, anche l’arcivescovo Desmond Tutu, Premio Nobel per la Pace, che non ha esitato a paragonare il provvedimento “anti gay” alle leggi che vigevano in Sudafrica durante l’Apartheid. E ha detto: “È giunto il momento, per le nostre sorelle e fratelli africani, di andare oltre l’antiquata convinzione che una persona possa essere giudicata criminale perché ama un’altra persona”.  

Museveni si è impegnato quindi a non firmare la legge e a riunirsi con il suo partito, il National Resistence Movement, per legiferare piuttosto in difesa della libertà di espressione e di orientamento sessuale. Il primo passo, secondo il presidente, è fare una legge che protegga i minori dalle imposizioni sulle abitudini sessuali. La “correzione”, infatti, è un’odiosa pratica diffusa in Uganda, che vede i minori presunti omosessuali obbligati ad avere rapporti con persone di sesso diverso, in modo da “rivedere” il proprio orientamento.  

Molto soddisfatta del no alla legge Kerry Kennedy. “Sono lieta – ha affermato – che il presidente Museveni abbia mantenuto la sua promessa di rifiutare ogni legge che contenga anche il minimo accenno alla discriminazione. Chiediamo quindi con fermezza al presidente Museveni di far sì che il prossimo disegno di legge non contenga discriminazioni contro la comunità Lgbtqi e che non metta in pericolo il lavoro legittimo degli attivisti per i diritti umani ugandesi”. 

Il riferimento a Smug (Sexual Miorities Uganda), l’associazione presieduta dall’attivista ugandese Frank Mugisha, 33 anni, è chiaro. Il giovane si batte da sempre con coraggio per veder riconosciuti nel suo Paese uguali diritti alle persone Lgbtqi (Lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer, intersessuali). Arrestato e picchiato dalla polizia più volte insieme ai suoi compagni di lotta, nel 2011 ha perso l’amico David Kato, anche lui attivista di Smug, ucciso a martellate nella sua abitazione. Nello stesso anno Mugisha ottenne il premio del Rfk Center destinato ai difensori dei diritti umani. Da quel momento il riconoscimento gli ha garantito, grazie al sostegno e alla protezione del Rfk Center, di non essere più arrestato. Una libertà che il disegno di legge sembrava rimettere in discussione.

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