Aborto in Lombardia, calano gli ospedali che offrono l’interruzione di gravidanza e rete dei consultori fragile: come va l’applicazione della 194
Incremento del metodo farmacologico in diverse province lombarde ma in modo disomogeneo, progressiva riduzione degli ospedali che offrono il servizio di interruzione di gravidanza, diminuzione dell’obiezione di coscienza, ruolo ridotto dei consultori rispetto alle loro potenzialità e mancato adeguamento della Regione Lombardia alle Linee di indirizzo ministeriali del 2020 che indicano la strada per la de-ospedalizzazione dell’aborto farmacologico. Sono i dati sull’applicazione della legge 194 in Lombardia dalla consigliera regionale del Pd Paola Bocci.
Aborto, il calo delle strutture in Lombardia che offrono l’interruzione di gravidanza
L’indagine riscontra l’offerta della prestazione di interruzione volontaria di gravidanza (ivg) in 44 strutture ospedaliere lombarde. Erano 45 nel 2024, 50 nel 2022 e nel 2023. Le strutture pubbliche che non offrono nessun tipo di Ivg sono l’ospedale Sant’Anna a Como, l’ospedale di Piario, in provincia di Bergamo, Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano. Questi tre, spiega Paola Bocci (Pd) hanno sospeso il servizio per “scelta organizzativa della Asst che ha concentrato l’offerta in altre strutture, lasciando però scoperta un’ampia parte del territorio”. A queste si aggiungono, in Città metropolitana di Milano, gli ospedali di Rho e Sacco (che dovrebbe riprendere quest’anno) per ristrutturazione dei locali. Il servizio è stato sospeso anche a Stradella, in provincia di Pavia, dove è stato chiuso il punto nascita, ma gli ambulatori – specifica Bocci – sono rimasti attivi e il servizio ivg potrebbe quindi essere attivato.
Nell’indagine non sono conteggiati gli ospedali privati accreditati, come ad esempio l’Ospedale San Raffaele (IRCCS) di Milano, l’Humanitas San Pio X di Milano e Humanitas di Rozzano, l’ospedale San Giuseppe di Milano (Multimedica). Questi si possono osservare nella forma di pin rossi barrati sulla mappa online di Laiga, l’Associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194. Si tratta di ospedali convenzionati con il Servizio sanitario nazionale che praticano l’obiezione di coscienza di struttura, ovvero che pur avendo molti servizi legati alla ginecologia (inclusa la diagnosi prenatale) non praticano né ivg né interruzioni del secondo trimestre, cosiddette itg (interruzioni di gravidanza terapeutiche).
Le itg, rileva l’indagine, sono concentrate soprattutto nei grandi presidi ospedalieri pubblici, come il Policlinico Mangiagalli, il Buzzi, Spedali Civili di Brescia, San Gerardo di Monza, Varese. Un tema importante, quello delle interruzioni del secondo trimestre, per il quale dovrebbero essere istituite reti territoriali per la presa in carico.Chi si trova in questa condizione, infatti, è spesso costretta ad arrangiarsi, ad affidarsi a reti informali, a viaggiare in cerca di soluzioni.
La media regionale del ricorso al metodo farmacologico è in aumento al 60% (nella stessa rilevazione sul 2024 era al 57%), ma con differenze sensibili tra province: se a Mantova e Lecco 4 ivg su 5 sono di tipo farmacologico, a Como, lo è 1 su 3, anche se in tre anni sale dal 18% al 36%; buone percentuali a Lodi e Varese (68%). Le province che in tre anni hanno incrementato di più la farmacologica sono Sondrio e Monza e Brianza. Negli anni scorsi la possibilità di scegliere tra metodo farmacologico e chirurgico era negata in ben 12 strutture, oggi sono solo 5 quelle che offrono solo la prestazione chirurgica: Legnano e Magenta (Mi), tutta l’Asst Ovest milanese, Romano di Lombardia (Bg), Merate (Lc), Busto Arsizio (Va) – quasi 700.000 km quadrati di territorio, osserva Bocci. Dal 2025, Cantù (Co) e Chiari (Bs) hanno introdotto anche la farmacologica.
Obiezione di coscienza in calo (ma dipende dalle province)
Positivo il trend dell’obiezione di coscienza, in diminuzione al 46% (nel 2025 era 50%), con le solite differenze tra province. Più del 70% Sondrio, più del 50% a Bergamo, Brescia, Varese. Lodi al 31%, Como al 26,5 e Cremona al 21% sono tra le più basse. Lecco, Milano, Mantova, Monza e Brianza, Pavia sono tra il 40% e il 45%. Cresce la fetta di ospedali in cui l’obiezione è uguale o sotto al 50%, che sono ora la metà.
Rispetto alle caratteristiche socio-democrafiche delle donne e persone con utero che sono ricorse all’ivg nel 2025, si segnala un aumento delle ivg tra le fasce più giovani. L’incidenza di ivg resta più alta tra le persone con cittadinanza straniera rispetto a quella italiana: l’1% contro lo 0,5% (se pure la distanza si è ridotta progressivamente nel tempo, come evidenziato dalle relazioni ministeriali).
Il caso dei consultori: “La Regione deve potenziarli”
Resta critico il ruolo dei consultori pubblici, che il Pd chiede di potenziare. In Lombardia ce ne sono 128, più 53 sedi secondarie (93 sono i consultori privati accreditati e anche a loro l’ordinamento regionale consente l’obiezione di coscienza di struttura). La legge 194, vetusta rispetto alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, obbliga le donne ad acquisire da un medico un pezzo di carta attestante la volontà di abortire. Questo documento può essere rilasciato da un qualunque medico o da un consultorio. In Lombardia questi documenti sono prodotti nel 57% del totale dai consultori. Il Pd lombardo ne sottolinea l’esiguità rispetto a regioni come Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Liguria, che già nel 2023 erano oltre il 70%. E’ un punto critico – dice Bocci – perché dovrebbe essere la presa in carico consultoriale a garantire che nel percorso ivg sia incluso un adeguato counselling contraccettivo. La stessa indagine mette comunque in rilievo gli esempi virtuosi degli ospedali che offrono gratuitamente il contraccettivo in sede di ivg: sono il Policlinico Mangiagalli, gli ospedali San Paolo e San Carlo, Niguarda, Vimercate, Lecco, Spedali Civili di Brescia, Papa Giovanni XXIII.
Manca una direttiva regionale per l’estensione dell’erogazione dell’ivg farmacologica nei consultori con seconda dose a domicilio, come previsto dalle Linee guida ministeriali del 2020. Senza cui l’ivg non può essere inclusa nel nomenclatore tariffario e quindi può diventare molto difficilmente una prestazione consultoriale. L’unico consultorio che la offre è attualmente quello di via Pace a Milano.
La complicata raccolta dei dati sulla legge 194
I dati sono stati ottenuti dal Pd tramite richiesta di accesso agli atti alle Aziende socio sanitarie territoriali (Asst), gli enti che in questa regione integrano in un’unica struttura amministrativa ospedali e servizi territoriali. Sono dati più aggiornati rispetto a quelli presentati nelle relazioni annuali del Ministero della salute sulla applicazione della legge 194 sia per motivi tecnici legati alla gestione del flusso dati e al loro controllo da parte dell’Istat e dell’Istituto superiore di sanità, sia perché, una volta elaborati da questi due enti, poi restano sul tavolo del Ministero della salute per altri mesi. Ecco perché dovrebbero essere le regioni a pubblicarli in formato aperto sui loro portali open data, come richiesto anche dal Pd Lombardia. L’indagine del Pd si ripete da 10 anni, mettendo in evidenza la mancanza di un osservatorio regionale sulla applicazione della legge che dal 1978 regolamenta l’aborto volontario in Italia. L’indagine ha preso in considerazione le strutture che hanno un punto nascita o quelle che hanno ambulatori di ginecologia.