I numeri parlano di ripresa: nel 2013, negli Stati Uniti, si sono venduti 15,6 milioni di macchine, +7,6%, quasi un ritorno ai livelli pre-crisi, quando nel 2007 si immatricolarono 16,2 milioni di unità. Il mercato dell’auto americano sembra essere uscito dal tunnel e lo vuole dimostrare al primo Salone dell’anno, quello di Detroit, che ha aperto i battenti proprio oggi. In mostra alcuni prodotti iconici dell’industria a stelle e strisce, fra cui le rinnovate Chevrolet Corvette Z06 e il popolarissimo pick-up Ford F-150. Ma se le novità ci sono, le presentazioni non sono più quelle scoppiettanti degli anni d’oro, quando i costruttori locali inscenavano spettacoli degni di Hollywood, fra cui la memorabile sfilata di 120 bufali (veri, portati per l’occasione dal Texas) che accompagnò il debutto della Dodge Ram al Salone del 2008. E non particolarmente allegra è la cornice della città di Detroit, la cui amministrazione ha dovuto dichiarare bancarotta pochi mesi fa.

Però questa è la Motor City, qui hanno sede le big three, le tre grandi aziende dell’auto americana Ford, General Motors e Chrysler, e da qui si riparte. L’amministratore delegato di quest’ultima, un Sergio Marchionne di ottimo umore dopo la conclusione dell’acquisizione del gruppo americano, ha approfittato della conferenza stampa del Salone per ribadire che il nome e la sede della neonata Fiat-Chrysler saranno decisi il 29 febbraio. Il presidente John Elkann ha poi smentito le indiscrezioni di stampa che davano Marchionne pronto a lasciare l’azienda: il manager resterà al suo posto per almeno altri tre anni, cioè il tempo di mettere in atto il piano triennale che sarà svelato in aprile. L’a.d., intanto, ha confermato l’impegno del gruppo per i marchi Alfa Romeo e Maserati, i cui motori beneficeranno delle conoscenze tecniche della Ferrari. Abbandonato, invece, il fallimentare progetto di rimarchiare con il logo Lancia i modelli Chrysler, tant’è vero che la nuova 200 (nella foto qui sopra), al debutto al Salone americano, non sarà importata nel Vecchio Continente: il flop europeo della precedente serie, ribattezzata Lancia Flavia, ha insegnato qualcosa.

Oltre agli americani, importante la presenza dei marchi orientali: la Toyota presenta a Detroit il prototipo di una supercar chiamata FT-1, la Kia la sportiva GTA Stinger Concept e la Nissan ha svelato la Sport Sedan Concept, anticipazione di una berlina sportiva per il Nordamerica. Ma a dare lustro al Salone di Detroit sembrano essere soprattutto i costruttori europei, che lo affrontano con entusiasmo, forse nella speranza di trovare da quella sponda dell’Atlantico un po’ dell’ossigeno che manca da noi. Il gruppo Volkswagen ha presentato qui una concept basata sul Maggiolino, battezzata Beetle Dunce Concept, un prototipo Audi (la Allroad Shooting brake, nella foto sopra) che anticipa una possibile crossover ibrida plug-in, e la Porsche 911 in versione Targa. Ma i veri cavalli di battaglia sono quelli prossimi al debutto nelle concessionarie americane: la Golf, che sarà prodotta in Messico, l’Audi A3 Sedan, la Q3 e soprattutto la Suv compatta Porsche Macan. BMW, dal canto suo, espone le nuove M3 ed M4, Mini la versione “cattiva” John Cooper Works, ancora in forma di concept, mentre nello stand Mercedes i riflettori sono puntati sulla Classe C e sulla versione AMG della Suv GLA. Infine la Volvo, che a Detroit ha portato la concept XC Coupé (nella foto sotto), la seconda di una serie di tre show car il cui compito è presentare la moderna piattaforma Scalable Product Architecture (SPA) e illustrare il nuovo corso stilistico del marchio, che nonostante sia di proprietà cinese, è sempre più improntanto a linee pulite e “scandinave”.
 

 

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