Dalla Città Proibita al vecchio continente. L’avventura hi-tech di Geely
ARTICOLO IN COLLABORAZIONE CON GEELY
Per capire davvero cosa sia diventata Geely bisogna partire da Pechino. Dalla città monumentale, dagli Hutong o da piazza Tienanmen. Ma soprattutto da quella sconfinata distesa di tangenziali e quartieri hi-tech dove oggi si decide una parte importante del futuro dell’auto mondiale. È qui che il gruppo cinese ha mostrato con maggiore chiarezza la sua trasformazione: non più un costruttore emergente, ma un protagonista globale capace di muoversi contemporaneamente tra tecnologia, mobilità elettrica e intelligenza artificiale.
La sua storia è quasi un manifesto della nuova Cina industriale. Inizia nel 1986, quando Li Shufu fonda un’azienda che produce componenti per frigoriferi. Poi arrivano gli scooter, le motociclette, infine le automobili. In pochi decenni il gruppo diventa uno dei simboli della trasformazione cinese: da fabbrica manifatturiera a protagonista globale dell’innovazione.

Per molti europei è un nome che dice ancora poco. Eppure, da anni, milioni di automobilisti guidano già auto progettate, sviluppate o controllate da questo gruppo senza rendersene conto. Perché è una galassia industriale che comprende marchi come Lotus, Lynk & Co, Zeekr e Smart, oltre alle partecipazioni in Mercedes-Benz e Renault Korea.
Il vero punto di svolta, tuttavia, è datato 2010. In piena crisi finanziaria globale Ford decide di cedere Volvo Cars, e Geely la compra. Molti in Europa considerano quell’operazione come una svendita simbolica: un marchio storico svedese che passa sotto il controllo del Dragone. Col senno di poi, quell’acquisizione si è rivelata uno degli affari più importanti dell’automotive contemporaneo. Geely non smonta Volvo, non la “cinesizza”, non la trasforma in un marchio low cost. Fa il contrario: investe, lascia autonomia agli svedesi, usa il brand come piattaforma tecnologica e culturale per entrare definitivamente nell’industria automobilistica globale. Un approccio inclusivo e rispettoso.
Una strategia avveduta, che dà luogo alla costellazione dei marchi su citati e relative piattaforme, permettendo al gruppo di muoversi contemporaneamente su mercati e tavoli molto diversi: dalle citycar ai suv premium a elettroni, fino alle supercar ibride ad alte prestazioni.
Ed è proprio questa capacità di attraversare universi differenti che rende l’azienda cinese una presenza sempre più importante anche in Europa. Perché chi decide la strada da percorrere ha compreso prima di molti altri che il futuro dell’automobile sarà fluido, elettrificato, digitale, interconnesso. E soprattutto globale.

L’ultimo Salone di Pechino, un gigantesco laboratorio sulla mobilità a prova di futuro, ha dato la misura di questa ambizione. Qui Geely ha mostrato non solo nuovi modelli, ma una vera idea di automobile contemporanea: capace di aggiornarsi da remoto, di dialogare con il conducente attraverso l’intelligenza artificiale, di ricaricarsi in pochi minuti e di adattarsi a mercati e stili di vita differenti.
Tra le novità più interessanti c’è la nuova E2, una piccola elettrica urbana che ben rappresenta il nuovo approccio del gruppo. E che, tra l’altro, è stata indicata da più fonti come l’auto più venduta in Cina nel 2025: non a caso è stata ribattezzata la “Panda cinese”. Dimensioni compatte, design moderno, forte integrazione digitale e costi contenuti: non la classica utilitaria “cheap”, ma una citycar pensata per portare sostenibilità, spazio e tecnologia nell’esperienza quotidiana. Una vettura che sembra nata per trovarsi a proprio agio tra i vicoli delle città storiche europee, così come nei giganteschi quartieri verticali delle megalopoli asiatiche.
Ma il vero cambio di passo riguarda l’approccio industriale. Negli ultimi anni molti costruttori avevano puntato tutto sull’elettrone puro. Oggi Geely sta scegliendo la strada, pragmatica, di un futuro “multi-energia”: accanto alle immancabili elettriche arriveranno numerosi modelli ibridi e plug-in hybrid destinati anche al mercato europeo. In questo scenario si inserisce Horse Powertrain, la società nata dalla joint venture con Renault dedicata ai motori termici di nuova generazione, con centri di sviluppo e produzione distribuiti tra Europa, Cina e America Latina: un tentativo concreto e tangibile di tenere insieme vecchio e nuovo mondo. Ma anche una scelta che racconta molto bene il momento che dell’industria automobilistica globale: da una parte l’inevitabile transizione ecologica, dall’altra i mercati che chiedono flessibilità. Così in rampa di lancio c’è una nuova generazione di vetture ad alta efficienza, capaci di combinare motori a combustione evoluti e piattaforme elettriche sofisticate. Non una marcia indietro, ma un allargamento degli orizzonti.

Anche Zeekr, il marchio premium del gruppo, incarna perfettamente questa filosofia. Al Salone di Pechino ha presentato suv e monovolume futuristici con architetture a 900 volt, ricariche ultra rapide, software evoluti e livelli di digitalizzazione che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. Ma accanto alle elettriche pure stanno arrivando anche versioni ricaricabili alla spina ad altissime prestazioni (le cosiddette “super hybrid”), pensate per chi vuole percorrere grandi distanze senza l’ansia della ricarica.

E qui emerge la conferma di un aspetto quasi “narrativo” dell’universo Geely. Le sue auto sembrano progettate per attraversare scenari differenti, e non solo per spostarsi. Dalla mobilità urbana europea alle immense autostrade cinesi, dai percorsi continentali alle città intelligenti del futuro. C’è un’idea di movimento continuo che ricorda quella delle grandi compagnie hi-tech, più che delle tradizionali case automobilistiche.
Non è un caso che il gruppo stia investendo enormemente su software, AI e piattaforme condivise. Per l’azienda guidata da Li Shufu l’auto non è più un oggetto statico, ma un dispositivo in evoluzione permanente. Gli aggiornamenti over-the-air, le funzioni digitali e la gestione intelligente dell’energia diventano parte integrante dell’esperienza a bordo.
Ed è proprio in Europa che questa sfida diventa più interessante. Il vecchio continente rappresenta insieme una frontiera commerciale, culturale e tecnologica. Qui Geely incontra clienti abituati a standard elevati, normative severe e marchi storici molto radicati. Ma anche un mercato in piena trasformazione, dove sempre più persone cercano un nuovo equilibrio tra sostenibilità, piacere di guida e innovazione.

Specie da noi, dove in questi giorni il marchio cinese festeggia un anno dall’ingresso ufficiale nel mercato italiano, in cui sta progressivamente consolidando la propria presenza. Il debutto, avvenuto nell’estate 2025 attraverso l’accordo con Jameel Motors Italia e la nomina dell’amministratore delegato Marco Santucci (nella foto sopra, vicino alla citycar elettrica E2), ha portato nelle concessionarie di casa nostra i primi modelli: il suv elettrico EX5 e l’ibrida plug-in Starray EM-i.
Ma il dato più interessante è forse un altro: Geely considera il mercato italiano non soltanto come uno sbocco commerciale, ma come una porta d’ingresso culturale nel Sud Europa, territorio particolarmente sensibile a design, comfort e stile. Non a caso ha accompagnato il proprio debutto con attività promozionali ed eventi lifestyle, l’anno scorso ad esempio in Sardegna, dove anche quest’anno tra Olbia e Porto Pollo l’estate si apre all’insegna del nuovo claim #cambiailvento. Solo una tra le tante iniziative che rafforzeranno negli anni la presenza del marchio nelle principali destinazioni turistiche italiane.
Cercando una sintesi, va detto che Geely ha dunque una strategia diversa rispetto agli altri concorrenti. Accanto a prezzi adeguati che tutelano clienti e valori residui, ci sono qualità (non percepita ma reale), design internazionale (ma con il “cervello” nel centro stile di Milano), tecnologia avanzata e una presenza industriale sempre più integrata nel tessuto europeo. Una forma di espansione silenziosa, ma più profonda.
Osservando oggi questo marchio si ha quasi la sensazione di assistere a una nuova fase della globalizzazione automobilistica. Non più semplicemente Oriente contro Occidente, ma una contaminazione continua di idee, tecnologie e culture industriali. Le piattaforme nascono in Cina, vengono sviluppate in Europa, si adattano a mercati differenti e finiscono per raccontare un modo nuovo di immaginare la mobilità contemporanea.
Ed è forse proprio questo il significato più interessante dell’avventura Geely: un racconto di come l’automobile stia cambiando identità. Sempre meno macchina “meccanica”, sempre più spazio digitale in movimento. Un cambiamento che attraversa continenti, città e abitudini quotidiane. E che, partendo dalle strade della Cina, sta già ridisegnando il paesaggio automobilistico europeo.
