La prima volta che finì in carcere, udiva il suo nome pronunciato dalle altre persone arrestate insieme a lui. “Io voglio essere difeso dall’avvocato Salvo” chiedevano. “Impossibile” replicavano imbarazzati gli agenti, consapevoli di avere appena arrestato anche l’avvocato di fiducia dei boss di Brancaccio. Era il 1999 e l’avvocato Memi Salvo, legale dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, scoprì a sue spese la differenza tra difendere i boss mafiosi e diventare il loro consigliere

Quattro anni e otto mesi di carcere per concorso esterno alla mafia lo spinsero verso pubbliche scuse: “Inutile girarci attorno, ho sbagliato, sono stato un cretino” disse, e ricominciò tutto daccapo. Radiato dall’ordine degli avvocati, ritornò a fare il legale iscrivendosi all’albo di Locri, in Calabria. Tornò a Palermo e per qualche anno si defilò dalle pagine di cronaca. Oggi, però, l’avvocato Salvo torna suo malgrado a fare notizia. Perché nell’ultima operazione antidroga della sezione Narcotici c’è anche il suo nome, incluso nella lista delle quindici persone tratte in arresto nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Teresa Principato. 

Cocaina, eroina e hashish: quintali di stupefacenti in arrivo ogni mese a Palermo direttamente dal Perù. Un’organizzazione ramificata, con contatti importanti in Sud America e affiliati di fiducia che facevano spola tra la Calabria e la Sicilia. La droga veniva venduta in grossi quantitativi, ma finiva anche per essere piazzata al dettaglio ad esponenti della borghesia palermitana. Mesi di pedinamenti, intercettazioni che documentano persino la visita d’affari di due narcos sudamericani a Palermo, hanno portato all’arresto di quindici persone, tra cui due calabresi e due albanesi, che agivano tra la Sicilia e il Sudamerica. La pedina nuova nella mappa della droga è rappresentata proprio dall’avvocato Salvo,  oggi è accusato di traffico di stupefacenti. Secondo gli inquirenti finanziava l’acquisto di grosse partite di polvere bianca proveniente dal Perù, grazie ai quattrocentomila euro ottenuti dopo la vendita della nuda proprietà dell’abitazione della madre. Dopo aver scontato la condanna per mafia si disse convinto, “di meritare una seconda chance, per quello di buono che ho fatto in passato”. Adesso ha bruciato anche quella.  

Twitter: @pipitone87

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