La Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha dichiarato di appoggiare l’apertura del governo del presidente Hassan Rohani nei confronti degli Usa anche se non c’è da fidarsi dell’America. Parlando a una cerimonia delle Forze armate a Teheran, il leader ha detto: “Sosteniamo la mossa diplomatica del governo e attribuiamo importanza ai suoi sforzi diplomatici e sosteniamo il recente viaggio” di Rohani alle Nazioni Unite. Ma, come riferisce l’agenzia semi-ufficiale iraniana Isna, Khamenei ha anche specificato che “non c’è fiducia” negli Stati Uniti dato che “si sentono sempre superiori e infrangono tutte le promesse” sotto la pressione dei “sionisti”.

Solo qualche giorno fa il Presidente iraniano era stato accolto all’aeroporto tra lanci di uova e proteste. Non era mancata però anche la presenza di qualche sostenitore tra la folla. Ora è la volta delle frasi moderate ma che segnano un grande cambiamento nella politica iraniana contro il “Grande Satana” degli Stati Uniti. Una svolta importante, appoggiata anche dagli altri rappresentanti politici. La stragrande maggioranza dei parlamentari iraniani, circa 230 sui 290 totali, ha infatti sottoscritto una dichiarazione in cui si elogiano le posizioni “ferme e intelligenti” del presidente iraniano Hassan Rohani nel suo discorso all’Assemblea generale dell’Onu. La circostanza, riferita dall’agenzia Irna, ha preceduto almeno due prese di posizione che a livello parlamentare appoggiano il presidente nel suo ravvicinamento agli Usa, contribuendo a rendere marginali le proteste di strada e alcune critiche nei suoi confronti per questa storica svolta.

L’influente capo della Commissione esteri – Alaeddin Boroujerdi – ha dichiarato all’agenzia ufficiale Irna che Rohani all’Onu ha difeso i diritti della Nazione iraniana in maniera dignitosa e convincente. Un altro esponente della stessa Commissione, Hossein Naqavi Hosseini, ha avallato la decisione di Rohani di avviare studi di fattibilità per la creazione di voli diretti fra Teheran e New York. Il deputato ha definito l’eventuale misura come un “passo positivo” per la promozione dei rapporti dei due paesi e la tutela degli interessi degli iraniani che vivono negli Usa. Anche se sono state poche le difese della storica telefonata fra Obama e Rohani di venerdì scorso, queste prese di posizione a favore del presidente sembrano avallare l’ipotesi che la volontà di accordo con gli Usa sia blindata dalla Guida suprema Ali Khamenei che peraltro ancora non si è pronunciata. A parte le dichiarazioni, tra i segnali economicamente concreti di un’intesa con gli Usa appare la revisione dei contratti buy back in campo energetico e l’introduzione della nuova tipologia di “production sharing agreement”, sperimentati dapprima con l’India.

Secondo gli standard iraniani, sono state tutto sommato assai moderate anche le critiche dei conservatori più duri, cui l’amaro calice della telefonata Obama-Rohani è stato addolcito dalla mancata stretta di mano fra i due presidenti. Sotto i loro toni in genere bellicosi e condizionanti a livello politico sono apparsi anche i Pasdaran, probabilmente appagati dall’accordo Usa-Russia per non bombardare la Siria del presidente Bashar al Assad. Le critiche quindi sono considerate a Teheran una sorta di gioco delle parti di cui sono state espressione i contestatori che hanno lanciato scarpe contro l’auto presidenziale all’uscita dell’aeroporto della capitale dove Rohani era atterrato poco dopo la storica telefonata.

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