“Su xenofobia e razzismo ci abbiamo marciato, era un modo di raccogliere voti e consenso”. Con queste parole, quello che di lì a poco sarebbe diventato il nuovo leader del Carroccio lanciava la sua Lega 2.0, smarcandosi dai toni dell’era bossiana. Era il 13 marzo del 2012, e di fronte alle telecamere del tg di La7 l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni teneva una lezione sulla comunicazione all’Università dell’Insubria in provincia di Varese. Ma oggi, dopo aver negato al premier Letta le dimissioni del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli per le offese al ministro Kyenge (“Si è già scusato” ndr), annuncia una manifestazione sul tema dell’immigrazione. Un segnale che il nuovo corso della Lega non ha portato i risultati sperati? Ai cronisti che glielo chiedevano questa mattina a Milano, Maroni non vuole rispondere: “Ma quali voti, non siamo mica sotto elezioni”, si smarca nonostante sia spesso il primo ad annunciare che si tornerà presto alle urne. Per precisione, gli vengono citate le sue parole, quelle pronunciate un anno fa di fronte agli studenti dell’Insubria. “I razzisti siete voi”, sbotta poco prima di andarsene, dopo una rocambolesca fuga dagli obiettivi delle telecamere di Franz Baraggino

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