I contratti emessi dalla Sogin, la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, utilizzando le convenzioni Consip, società per azioni del ministero dell’Economia e delle Finanze che rifornisce di beni e servizi la Pubblica Amministrazione, hanno subito un’impennata tra il 2010 ed il 2011. Secondo un documento della Corte dei Conti si è passati da un valore di 0,5 milioni di euro nel 2010, anno in cui al vertice della Sogin si è insediato Giuseppe Nucci, a uno di 41,1 milioni circa nel 2011. Ma 

La Consip, attraverso una serie di convenzioni con fornitori qualificati, permetterebbe, in teoria, di ottimizzare alcune spese delle aziende pubbliche per l’acquisto di beni e servizi vari. Tra le convenzioni attivate da Sogin e Consip c’è quella inerente l’affidamento dei servizi di “facility management” (manutenzione, ma anche la pulizia dei locali), valida per immobili adibiti prevalentemente ad uso ufficio. Fra gli edifici sottoposti a manutenzione dalla Sogin per mezzo di questa convenzione, tuttavia, figurano anche molti edifici industriali che sembrano avere ben poco a che fare con tale tipo di utilizzo.

Per la centrale di Latina, ad esempio, ci sono il deposito dei fusti radioattivi, il magazzino, l’edificio reattore e via discorrendo. Immobili che pare difficile inquadrare come uffici. Nei documenti tecnici che descrivono questa specifica convenzione, è ben precisato che cosa debba intendersi per immobili adibiti prevalentemente ad uso ufficio. “Il requisito di prevalenza (in mq) per l’immobile o insieme di immobili oggetto dell’Ordinativo Principale di Fornitura – si legge nel documento – sussisterà qualora la superficie delle aree destinate ad uso ufficio a cui, eventualmente, accedono immobili o parti pertinenti e/o accessori ed aventi una destinazione differente dall’uso sopra descritto, siano maggiori del 50% rispetto alla superficie netta totale”. Dalla Sogin assicurano che tale requisito è stato sempre rispettato, che tutto è stato eseguito in conformità alle regole. Quindi anche l’edificio reattore o il deposito fusti rientrano, secondo Sogin, nella categoria “immobili adibiti prevalentemente ad uso ufficio”.

Al di là della questione legale ci sono degli aspetti economici da non sottovalutare. Per l’affidamento dei servizi di “facility management” sono stati sottoscritti, si legge nella relazione della Corte dei Conti, “7 contratti per un totale di 30,1 milioni di euro in sostituzione dei circa 280 contratti precedenti per un importo complessivo di circa 38 milioni di euro”. Il risparmio però sembra solo apparente. I 30,1 milioni di contratti con convenzioni Consip sono spalmati in 4 anni. I 38 milioni dei 280 contratti precedenti sembrerebbero spalmati per più di 4 anni. La stessa Sogin ha infatti spiegato al fattoquotidiano.it che “con questa convenzione Consip sono state sostituite 160 procedure di gara, tutte attivate nel quadriennio anteriore (2006-2010)”. Mancano quindi all’appello altri 120 contratti per arrivare ai 280 citati nella relazione della Corte dei Conti, stipulati nell’arco di altri 2-4 anni antecedenti il 2006.

A prescindere dal numero complessivo dei contratti e dall’arco temporale, il compenso annuale legato all’aspetto della manutenzione degli edifici per il fornitore è generalmente costituito da un canone fisso annuo, calcolato in base alla superficie coperta dell’immobile, e non sul numero di servizi (numero di lavelli, bagni, ecc) su cui eseguire effettivamente gli interventi di manutenzione. Nelle strutture industriali ci sono, di norma, molti meno servizi rispetto ad un fabbricato adibito ad ufficio. Calcolando il costo secondo la superficie dello stabile, il vantaggio per il fornitore è evidente. Inoltre, all’interno di questi edifici, alcuni in via di dismissione, ci sono ben poche persone che ad oggi lavorano, un numero nettamente inferiore a quello presente in un immobile simile utilizzato come ufficio. La manutenzione quindi è molto meno impegnativa rispetto ad un fabbricato per uso uffici. La rappresentanza sindacale dei dirigenti della Sogin ha assicurato che per la pulizia dei locali non è previsto un canone fisso annuo calcolato solo sulla superficie dell’immobile ma un costo differenziato con valori alti, medi e bassi a seconda dei punti, e quindi dell’onere lavorativo, dell’edificio. Nessun chiarimento però è stato fatto per l’aspetto manutentivo.

In ogni caso, per gli edifici ad uso industriale la manutenzione-pulizia dovrebbe essere affidata a ditte esterne mediante normali gare pubbliche d’appalto, aperte anche alla piccola imprenditoria locale che, in  alcuni siti Sogin, lamenta di essere stata esclusa proprio in favore delle convenzioni Consip. Solo qualche settimana fa c’è stata una denuncia pubblica dell’Associazione nazionale costruttori edili di Latina che lamentava come i lavori con la Sogin non fossero mai decollati, al contrario di quanto previsto dai protocolli d’intesa siglati due anni fa con le organizzazioni imprenditoriali del territorio pontino. Altre imprese, in Trisaia (Basilicata), hanno dichiarato che erano pronte a operare a costi inferiori a quelli previsti nei tariffari della Consip. “Sogin sta utilizzando questa specifica convenzione senza tener conto dei limiti di applicazione previsti nei documenti tecnici – dichiara un esperto in materia che preferisce mantenere l’anonimato – non applicando, di fatto, la vigente normativa sugli appalti pubblici e con costi tutti da verificare. In precedenza, prima dell’avvento dell’attuale Cda, queste attività erano assegnate tramite normali gare d’appalto”.

L’Rsa Dirigenti Sogin ha spiegato al fattoquotidiano.it che comunque la sostituzione delle 160 procedure di gara con la convenzione Consip ha consentito di concentrarsi sull’attività principale dell’azienda: lo smantellamento degli impianti e la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari. Operazione che ha avuto più di qualche intoppo: dalle perdite di liquido radioattivo dell’area di stoccaggio della centrale di Saluggia (Vercelli) all’inchiesta avviata a fine novembre dal sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere Giuliana Giuliano, su presunte irregolarità in materia di sicurezza nucleare nella centrale di Sessa Aurunca (Caserta). Il fine giustifica i mezzi diceva Machiavelli ma lo stesso fine qui sembra ben lontano dall’essere raggiunto.

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