Io sto con i grillini siciliani (e non solo) che hanno sbattuto i pugni sul tavolo e ieri hanno scelto l’antimafia, buttando fuori dalla seconda carica dello Stato un amico e socio dei mafiosi. Hanno votato Piero Grasso contro Renato Schifani. Hanno fatto bene. Benissimo. E bene, benissimo ha fatto Salvatore Borsellino a implorare il voto per Grasso. Di fronte a un bivio di quel genere  non si può ragionare in politichese: “noi non appoggiamo nessuno. Si vota scheda bianca o nulla”. Come dire: tanto peggio, tanto meglio. Eh no, troppo comodo. Non si può emulare Ponzio Pilato quando davanti hai uno come Schifani.

I senatori di M5S “dissidenti” hanno permesso che in Senato, per la prima volta, un presidente parlasse di lotta alla mafia, alla corruzione, al riciclaggio, al voto di scambio  con i fatti:  ha già firmato un disegno di legge.

E mai un presidente del Senato, per di più  in Parlamento,  aveva detto che la mafia è infiltrata nelle istituzioni. Lo ha fatto  con le parole di Rosaria Schifani pronunciate al funerale del marito Vito e degli altri agenti, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi insieme a Giovanni Falcone e Francesca Morvillo: “Non ho dimenticato le sue parole il giorno dei funerali del marito, quel microfono strappato ai riti e alle convenzioni delle cerimonie: ‘chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate – che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare…Ma loro non cambiano… […] …loro non vogliono cambiare…Vi chiediamo […] di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l’amore per tutti’”.

Sono convinta che Laura Boldrini alla Camera (chapeau! al suo discorso di insediamento) e Piero Grasso al Senato senza “l’apriscatole” dei grillini il Pd non li avrebbe candidati.  Dario Franceschini e Anna Finocchiaro è stato costretto a metterli da parte. Meno male 

 

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