Forse il momento più alto di questa campagna elettorale è stato la cacciata di Crisafulli dal Pd. Dovuta, nominalmente, al vecchio comunista Berlinguer Giovanni; ma in sostanza a Bersani.

Bersani, fra tutti i segretari succeduti a Natta, è stato di gran lunga il migliore. Ha cominciato a rinnovare, cautamente ma con decisione, il suo partito, incombendogli addosso una nomenklatura tronfia e zarista (a Torino Fassino si schierò subito con Marchionne). Portò avanti i giovani, molto più del propagandato Renzi e senza le ambiguità di quest’ultimo nei confronti della destra e addirittura di Berlusconi: giovani e donne, nel gruppo parlamentare Pd, oggi sono una quota consistente.

Nato dalemiano, seppe imbrigliare i vecchi apparatnik senza mai sfidarli frontalmente: un Fassina, alla fine, contava molto di più di un Veltroni o un D’Alema. Fu un democratico sincero, più di ogni altro leader di questa stagione: né Vendola né Ingroia né Grillo ebbero come lui il coraggio di mettersi pericolosamente in discussione in una vera primaria, e neanche di avvicinarglisi lontanamente. Sbagliò, anche, gravemente: prima, nel fidarsi di Monti; poi nel condurre una campagna elettorale (a differenza che nelle primarie) politicamente moderata; non errore mediatico (su questo terreno fu abbastanza efficiente) ma proprio di sostanza. Un piccolo Gorbaciov emiliano, ingenuo, cauto, generoso e indeciso.

bersani-firenze-alluvioneCon radici ben più antiche di lui, che vanno ricercate prima nella svolta a destra di Occhetto, poi nell’ulteriore svolta (sempre a destra) di D’Alema, poi (più a destra ancora) di Veltroni e infine di Fassino, che fondando il Pd
esaltò Craxi come padre fondatore. Da ciò debolezze intrinseche, non individuali; e conseguenti oscillazioni, dalla neutralità fra Marchionne e Cgil nella fase Fiat fa alle enunciazioni quasi obamiane delle primarie.
In tutto ciò, la destra del partito fu, ed è tuttora, una spada di Damocle probabilmente sopravvalutata ma paralizzante. Analogamente i filosovietici del Pci riuscirono a suo tempo a frenare Berlinguer dal proclamare in tempo utile lo “strappo” con l’Urss, che avrebbe salvato il partito.

Contro di lui adesso si muovono i poteri forti del partito. Chi spinge avanti Renzi-Eltsin, chi avanza le soluzione più svariate, purché senza Bersani. Lo schiaffo a Crisafulli – cioè a tutta l’orrenda putredine che zavorra il partito – non gli sarà perdonato. Nè il “largo ai giovani”, a fatti e non a parole, con cui egli stava realmente e sommessamente rinnovando l’apparato.

Io non ho votato per Bersani, né credo che lo farò in avvenire. Ma è giusto rendergli omaggio, perché se non ha vinto (e questo è ancora da vedere) almeno ha perduto onorevolmente. Son fuori luogo le battute sprezzanti di Grillo, che farebbe meglio a a non farsi involontariamente strumento dei poteri bancari dentro il Pd. Ma questo è affar suo, e dei politici in generale. Che si sono trovati improvvisamente alla testa di una maggioranza popolare di sinistra, con cui potrebbero distruggere definitivamente Berlusconi domattina, e – in nome, come al solito, di tattiche d’alta strategia – non si decidono a mettersi d’accordo per farlo.

A me, che non sono un politico, premeva semplicemente rendere di omaggio a un uomo onesto, uno che a modo suo ha cercato di volare alto. Abbiamo più o meno la stessa età, e a sedici anni lui era a Firenze a spalare insieme con la sua generazione. Questo, non glielo può levare nessuno.

(Foto: www.partitodemocratico.it)

 

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