Per ora, a beneficiarne sono state soprattutto le azioni del gruppo, che sulle varie piazze borsistiche mondiali stanno guadagnando parecchio. Ma a perdere qualcosa saranno quei 3.700 dipendenti che saranno licenziati, da un giorno all’altro, per consentire a Barclays di rifarsi una faccia. Una delle principali banche britanniche, infatti, sta cercando di ricostruirsi una reputazione dopo gli scandali degli ultimi anni. E ha deciso di farlo tagliando il tagliabile, per alleggerire la base dei costi che ammontano a 1,7 miliardi di sterline, chiudendo innanzi tutto oltre 300 filiali nell’Europa continentale e in Asia. Eppure, riporta la stampa britannica, nonostante il taglio “necessario” Barclays pagherà, quest’anno, 1,8 miliardi di sterline (2 miliardi di euro circa) di bonus ai suoi manager e dipendenti, che già hanno una retribuzione media di 55mila sterline annue (circa 65mila euro). Così, ora, l’opinione pubblica britannica si indigna, mentre, invece, la finanza della City plaude alle scelte della dirigenza. Una delle più importanti associazioni contro gli sprechi delle banche, la Robin Hood Tax Campaign, ora fa sapere: “Sarà molto difficile ricostruirsi veramente una reputazione con tutti questi bonus. Comunque, diamo il benvenuto al nuovo piano della banca”. 

Secondo gli analisti, la scelta migliore dell’amministratore delegato Antony Jenkins è stata, finora, quella di chiudere la controversa Structured Capital Markets Unit, che entrò nell’occhio del ciclone, l’anno scorso, per aver venduto ai clienti sofisticati schemi bancari per pagare meno tasse. La scelta farà perdere alla Barclays 500 milioni di sterline di introiti, quantifica l’Independent, ma la reputazione, pensano a Londra, è al giorno d’oggi quasi tutto. “Stiamo guidando il cambiamento e sappiamo che dobbiamo farlo”, ha detto Jenkins. Con la stampa economica britannica che si chiede: perché tagliare 3.700 posti di lavoro in un momento non così negativo per l’azienda? I costi eccessivi alla base del business di Barclays sarebbero la risposta, ma la notizia dei tagli, unita a quella dei bonus confermati, ha comunque alimentato accuse di “ingiustizia”.

Intanto, da un altro istituto di credito, la Royal Bank of Scotland, arriva un’altra notizia che ha stupito l’opinione pubblica del regno. “Lo stipendio del nostro amministratore delegato Stephen Hester è modesto”, ha detto Philip Hampton, presidente del consiglio di amministrazione di Rbs, banca controllata dallo Stato britannico. Hester quest’anno riceverà 7,8 milioni di sterline, quasi 9 milioni di euro, fra busta paga e bonus. Eppure il suo presidente, di fronte a una commissione governativa, ha detto che “Hester è pagato ben al di sotto di quanto il mercato offre solitamente”. Royal Bank of Scotland, in questi giorni, è stata chiamata a dire la sua a Westminster, in parlamento, dopo essere stata multata di 390 milioni di sterline nel pieno dello scandalo Libor, il tasso di prestito interbancario, manipolato da diversi istituti di credito. L’anno scorso anche la banca svizzera Ubs era stata multata. Ora, in Rbs, qualche dirigente della banca ha promesso di recuperare il denaro necessario per pagare la sanzione proprio dal fondo dei bonus per il management. Ma ancora non è stata presa alcuna decisione.

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