Bagarre a più atti nel corso del talk show di approfondimento “Piazza pulita”, su La7. Il dibattito ha coinvolto in diverse riprese Andrea Scanzi, penna del Fatto Quotidiano, in polemica con Beatrice Lorenzin, candidata Pdl alla Camera, e con Giovanni Favia, consigliere regionale dell’Emilia Romagna e candidato al Parlamento per Rivoluzione Civile. Il dibattito inizia con un filmato sulla gag sessista di Silvio Berlusconi alla Convention dei venditori di Green Power a Mirano. Lo show non dispiace alla Lorenzin, scatenando il dissenso di Roberto D’Agostino, che sottolinea: “Io non mi faccio governare da uno uomo che tratta le donne in quella maniera”. Scanzi osserva ironicamente: “Mi ha divertito l’arrampicata sugli specchi dell’onorevole Lorenzin, pur di non dire che Berlusconi ha fatto una gaffe”. La discussione si infiamma quando l’esponente del Pdl contesta i principi di democrazia interna del Movimento 5 Stelle e il niet di Beppe Grillo alle partecipazioni televisive. “Partecipare al talk non è una possibilità, ma un dovere” – dichiara la Lorenzin. E aggiunge: “Il Movimento 5 Stelle non venga a venderci del fumo che non esiste”. Scanzi e D’Agostino insorgono, facendo notare che senza Berlusconi il Pdl non esisterebbe. La polemica si sposta successivamente tra il giornalista del Fatto e Favia, che nel corso della discussione passa da un amichevole “tu” a un formale “lei”. “A me fa ridere Favia che parla come se arrivasse da Marte. Fino a un anno fa eri il delfino di Grillo” – puntualizza Scanzi – “Il Movimento 5 Stelle ha quattro – cinque regole e tu sai benissimo che una delle poche regole chiare è che non fanno alleanze elettorali. Quindi, non potevano allearsi con Ingroia, anche perchè Rivoluzione Civile che ha delle persone meravigliose, come Ruotolo e tanti altri, è anche un movimento che assomiglia pericolosamente a quello che tu condannavi tre anni fa”. E ricorda un video su youtube, in cui il consigliere si scagliava contro l’Idv. Favia si difende, stroncando la gestione del movimento. “C’è un uomo solo, anzi due, al comando. Grillo ci ha ingannato” – afferma -“La regola del doppio mandato l’ha introdotta dopo Casaleggio”. E lamenta di essere circondato da una vera e propria macchina del fango

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