“Buongiorno, sono Angela Bruno, le battute del Cavaliere non mi hanno affatto onorato, solo imbarazzato”. Con queste poche righe, spedite via mail alla redazione del Corriere della Sera, la venditrice di Green Power protagonista domenica a Mirano di un rivedibile siparietto con Silvio Berlusconi, smentisce le dichiarazioni apparse sui giornali. “La notizia dove mi dichiaro ‘onorata’ è falsa. Questa è la prima dichiarazione che rilascio. Sono vittima di una manipolazione mediatica”. Nella mattina di martedì, i principali giornali italiani avevano riportato un virgolettato della venditrice che recitava così: “Ho pensato che mi volesse mettere a mio agio, l’ho vissuta così. Ero emozionata e contenta, l’ho trovata una cosa divertente, anzi, mi sono sentita onorata ad avere il contratto di vendita firmato da Berlusconi: lo incornicio e lo metto in ufficio!”.

La sua reazione aveva inorgoglito i vertici dell’azienda. L’avvocato Christian Barzazi, fondatore e responsabile relazioni esterne di Green Power, l’aveva definita “una ragazza molto capace, motivata, con notevoli capacità professionali, molto seria nel suo lavoro”. “Devo dire che è stata molto brava – aveva aggiunto Barzazi con un pizzico d’invidia -, anche se preferivo essere io a far firmare il contratto al Cavaliere…”.

La scena, immortalata dalla telecamere, non lasciava spazio a molte interpretazioni. “Lei viene? E quante volte viene? Quindi mi pare di capire che lei viene?”, le aveva detto Berlusconi durante la cerimonia di inaugurazione di un impianto. “Sì, sì – aveva risposto la giovane impiegata – io vengo e a costo zero”. Il siparietto era continuato per alcuni secondi: “Una volta sola? – aveva incalzato il Cavaliere – E quante volte viene? Con che intervallo temporale?”. Per poi concludere, di fronte alla platea che batteva le mani e rideva: “Può girarsi un’altra volta?“. Una scena che aveva scatenato commenti indignati in tutto il mondo politico e istituzionale. In un primo momento sembrava che la protagonista fosse stata in qualche modo “al gioco”. Poi la smentita, che getta un’ombra inquietante anche sul comportamento dell’azienda o di chi – ancora non è chiaro – abbia inizialmente diffuso false dichiarazioni della venditrice.