Fabrizio Corona torna in Italia. Dopo un fuga di quattro giorni e la consegna che ha preceduto di poco l’arresto il re dei paparazzi sarà estradato dal Portogallo. Il Tribunale di Lisbona ha disposto che il manager dell’agenzia fotografica sia “consegnato nel più breve tempo possibile” alle autorità italiane. I giudici portoghesi hanno adottato una sorta di ‘procedura accelerata’ dopo l’udienza che si è tenuta questa mattina e dopo aver verificato la correttezza formale del mandato di arresto europeo (Mae), emesso dalla Procura generale di Torino, hanno disposto l’immediata consegna alle autorità italiane. Corona non si è opposto. Venerdì è diventata definitiva la condanna a cinque anni per estorsione nei confronti dell’ex calciatore della Juve David Trezeguet

Nelle prossime ore, dunque, gli agenti della polizia italiana e dell’Interpol che si trovano a Lisbona, prenderanno in consegna il fotografo e lo riporteranno in Italia. Il 38enne, che era in affidamento ai servizi sociali fino al momento della fuga, dovrebbe prendere un volo da Lisbona alle 13.30 e giungere a Milano intorno alle 17, dove verrà preso in consegna dalle forze dell’ordine.

Come già fatto prima della decisione di consegnarsi Corona a un social ha fatto arrivare la verità: la fuga non era pianificata e il viaggio verso Lisbona era il viaggio verso un altro Paese dove chiedere giustizia. Corona racconta di essere uscito di casa alle 10.30, di essere andato verso l’agente che lo seguiva: “Quando l’ho guardato in faccia, sapevo già che mi avrebbero condannato prima della sentenza. Mi ha detto che non poteva lasciarmi andare e in quel momento ho capito che ero già stato condannato“. Corona quindi ha ricostruito i successivi movimenti, la palestra, la macchina e un appuntamento di lavoro, per poi soffermarmi sul momento della decisione. “Appena ho saputo la sentenza – ha spiegato -, senza versare lacrime, ho preso la decisione che mi ero preparato mentalmente una settimana prima. Perché io non scappo, non sono mai scappato e guai a chi dice che io scappo”. Il fotografo ha raccontato di aver fatto “quattro giorni di viaggio a 60 km orari” e una volta arrivato a Lisbona, dopo essersi informato su quanto stava accadendo al suo proposito, di essersi recato alla polizia. “Volevo consegnarmi qui – ha chiarito -, per pagare le mie pene qua e, soprattutto, per chiedere giustizia, perché tutto quello che mi hanno fatto è indecente e, in Italia, rischierei anche la morte se dovessi finire in carcere”. 

 

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