Si è aperta oggi a Doha la 18^conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che avrà un ruolo fondamentale per cercare di colmare i diversi gap oggi esistenti che riguardano agli obiettivi di Mitigazione delle emissioni di gas serra, gli impegni post Kyoto e i finanziamenti. Impegni e azioni più forti. Gli impegni presi durante la COP16 di Cancùn, diversificati per i diversi Paesi sviluppati, e declinati in azioni volontarie per gli altri Paesi sono insufficienti.

Certo, permettono di ridurre le emissioni globali rispetto alla non azione, ma prevedono, al 2020, un aumento delle emissioni globali. Occorre quindi maggiore impegno da parte dei Paesi sviluppati per stimolare gli impegni volontari degli altri paesi ed evitare quindi aumenti della temperatura media globale eccessivi (allo stato attuale, diventerebbe inevitabile un aumento di circa 3°C). Andare oltre il Protocollo di Kyoto. Legata a doppio filo con gli impegni di cui sopra è la necessità di evitare un ipotetico vuoto normativo (che appare molto probabile) a partire dal prossimo 31 dicembre, data del termine del primo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto. Su questo tema sono al lavoro ben tre tavoli negoziali con tre obiettivi specifici: definire i confini temporali e le regole del nuovo periodo d’impegno (definito a Durban lo scorso anno) – appare probabile il 2013 – 2020 (preferito dai paesi industrializzati sia per dilazionare gli impegni che per evitare gap rispetto al nuovo accordo); stabilire le regole per mantenere l’incremento di temperatura media globale sotto i 2°C e infine iniziare a definire i confini di un nuovo accordo globale.

Quali risorse? Gli accordi di Cancùn e la Piattaforma di Durban hanno istituito e definito il Fondo Climatico Verde. Sarà fondamentale stabilire in che modo i paesi industrializzati definiranno le modalità di finanziamento di questo fondo che servirà a finanziare le azioni di mitigazione e adattamento nei paesi meno sviluppati. Il percorso è iniziato con qualche intoppo a Bangkok. La speranza è che le trattative si sblocchino in quanto sono proprio i paesi più poveri a vivere i maggiori effetti del cambiamento, anche se le dichiarazioni iniziali di Cristiana Figueres (segretaria generale dell’Unfccc) lasciano prevedere dei negoziati in salita: “Sinceramente, non si prevede di riuscire a colmare il Green Climate Fund quì a Doha, per due ragioni: la crisi economica e il fatto che ancora non si sa come i fondi verranno amministrati, e nessuno metterebbe mai dei soldi senza sapere come saranno utilizzati” (Cristiana Figueres, al meeting Youngo a Doha).

I negoziati sembrano quindi già in fermento dal primo giorno, non resta che seguirli: Insieme 

di Federico Antognazza e Federico Brocchieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Sei minorenne? sei contrario alla Tav? subito ai Servizi Sociali

next
Articolo Successivo

Ilva, ancora arresti a Taranto. Nelle carte una telefonata di Vendola con Archinà

next