Da oltre dieci anni ad Ostia le antenne sulla Torre Acea – che gestisce acqua ed energia a Roma – sono al centro delle proteste dei cittadini che abitano nei palazzi nelle vicinanze. L’ultima manifestazione sabato scorso. Una prima battaglia i residenti l’avevano vinta nel 2007, dopo manifestazioni e petizioni: nel 2009 di 24 antenne ne furono dislocate 15 dopo a un incontro – avvenuto due anni prima – tra istituzioni e parti interessate (Telecom, Vodafone, Ericsson e Wind) che usufruiscono dei ripetitori di proprietà della multiutility. 

E però quell’incontro diceva anche altro: “Il Municipio ed i gestori di telefonia mobile – si leggeva nella nota ufficiale di quell’appuntamento – si impegnano a ricercare entro 6 mesi una diversa dislocazione delle 9 antenne rimanenti, prendendo in considerazione sia aree private, sia pubbliche che di proprietà comunale. A tal fine il Municipio si impegna a fornire al Comune e ai concessionari del servizio di telefonia mobile le indicazioni cartografiche delle aree per le quali non ritiene opportuna la ridislocazione degli impianti”.

Così la situazione preoccupa non poco i residenti: “Ad oggi non è stata fatta nessuna indagine epidemiologica, ma è sufficiente dire che di 11 persone che abitano in un palazzo vicino alla Torre Acea 7 si sono ammalate: 2 sono già morte, 4 hanno il cancro e una ha una patologia grave alla tiroide” dichiara Alessandra Perlusz, presidente del comitato cittadino Parco della Vittoria che da anni si batte per la dislocazione delle antenne. Ma ci sono anche altri casi in altri condomini della zona: “C’è una famiglia – racconta la Perlusz – che abita al quarto piano di un palazzo adiacente alla Torre Acea, composta da quattro persone: sono tutte malate”.

“Le 9 antenne rimaste – continua la presidente del comitato – sono ancora lì ad emettere inquinamento elettromagnetico in una zona ad alta densità abitativa e sono state rimodulate ed innalzate. La situazione non è stata affatto risolta e probabilmente neanche migliorata visto che l’Acea continua ad erogare lo stesso servizio di prima con 15 antenne di meno, poiché quelle rimosse non sono state ricollocate in altro loco”. Un sospetto legittimo visto che l’accordo prevedeva anche l’impegno, da parte dell’amministrazione comunale, a monitorare le aree circostanti con proprie centraline. Ma anche in questo caso non si è fatto niente. Il consigliere regionale dei Verdi del Lazio, Angelo Bonelli, ha scritto un’interrogazione in Regione, ma gli assessori alla Sanità e all’Ambiente non hanno risposto. 

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