Sulla vicenda dell’Ilva di Taranto sembra diffondersi la sensazione che l’azienda – grazie ai suoi avvocati – stia vincendo e abbia ottenuto il permesso di continuare a produrre e a inquinare.

Va fatta chiarezza, perché la campagna mediatica aziendale tende a deformare la realtà dei fatti, in primo luogo rendendo evanescenti gli obblighi a cui l’Ilva è sottoposta.

Nonostante alcuni successi contingenti (il presidente Ilva Ferrante reintegrato fra i custodi giudiziari), non va tuttavia dimenticato che l’ordinanza del gip Todisco è in vigore ed è stata confermata dal Tribunale del Riesame. Essa prevede il sequestro senza facoltà d’uso. Prevede la cessazione del pericolo e quindi l’interruzione della diffusione delle polveri e dei fumi nocivi sulla città. L’ordinanza non solo non è stata annullata ma andrà eseguita.

Non dobbiamo farci depistare dal fatto che per ora non ne venga data esecuzione tecnica. La proprietà dell’Ilva sta certamente usando tutti i suoi avvocati per schivare il provvedimento, ritardandolo, e soprattutto sta usando l’arma mediatica per delegittimare il gip Todisco, facendola apparire come un magistrato perdente. Benché in alcuni aspetti esecutivi l’azienda sia riuscita a ottenere delle piccole vittorie, nella sostanza non è riuscita a intaccare la parte più importante dell’ordinanza che impedisce la facoltà d’uso a fini produttivi e decreta la necessità di cessazione del pericolo in tempi brevissimi, a tutela della salute e della vita.

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