“Finora abbiamo pareggiato la partita contro la mafia. Non stiamo vincendo la battaglia. Per creare il giro di boa, per creare un’inversione abbiamo bisogno di una scuola molto diversa da quella attuale, dove la mattina si insegni e si impari la matematica, l’italiano, la storia, la filosofia e la geografia perché purtroppo ci sono laureati che fanno errori di ortografia. Ma nel pomeriggio abbiamo bisogno di una scuola con altri insegnanti dove si allenino i giovani a stare assieme, perché il grande problema è l’individualismo. Non si può parlare di investire in cultura se cinque anni fa in una classe c’erano 25 alunni e ora ce ne sono 30. Se a casa non c’è la famiglia attrezzata il ragazzo si perde. Cosa dobbiamo pensare? Che chi è al potere non vuole un sistema scolastico che funzioni perché vuole un popolo bue?”.

A porsi questa domanda non è un insegnante ma il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, che ho incontrato nei giorni scorsi a Roccella Ionica. Va anche detto che questa non è un’intervista nell’ufficio di Gratteri ma sono parole raccolte durante un incontro con 75 ragazzi delle parrocchie di San Paolo d’Argon e Cenate di Sotto che hanno viaggiato nella Locride per comprendere le radici di quella metastasi della ‘ndrangheta che ha ormai aggredito la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia.

Con parresia, con onestà Gratteri non ha nascosto nulla a questi ragazzi di 15,16 18 anni. Una scuola diversa. Lo sa bene Gratteri che viaggia in Italia, portando gratuitamente (a dispetto di chi dell’antimafia ha fatto una professione) la sua testimonianza nelle scuole primarie e secondarie tanto da aver scritto un libro “La mafia fa schifo” con Antonio Nicaso.

Forse anche gli esperti del Ministero dovrebbero ascoltare il procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Resta qualche domanda: chi vuole davvero una scuola diversa? Il centro sinistra impegnato a fare il “polo della speranza”? Il centro destra e il defunto “polo della libertà”? Il Governo tecnico che sta organizzando la nuova ondata di precari a settembre? Forse la vogliono solo gli studenti.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Spending review, per gli studenti fuoricorso la retta aumenta fino a raddoppiare

next
Articolo Successivo

La mobilitazione contro l’autogoverno della scuola ha funzionato?

next