Come al solito si usano termini inglesi per far apparire le cose migliori di quello che sono. Spending review significherebbe revisione della spesa, verrebbe da dire che ci vogliono un bel paio di occhiali se il Governo dei professori ha avuto una svista da 16 miliardi di euro di ulteriori tagli.

I tagli si abbattono sul pubblico, abbattendo in pochi anni il numero di impiegati, dirigenti e nuove assunzioni. Si direbbe l’ennesima manovra depressiva degli ultimi anni. Meno potere d’acquisto e meno lavoro producono solo il calo delle vendite e dell’economia.

Resta la retorica del “Ce lo chiede l’Europa”, perchè i nostri conti “devono essere in ordine” come dice il presidente Monti. Di fronte a questi diktat non esiste alcuno spazio di contrattazione con le forze sociali. Messa nel cassetto definitivamente la storica “concertazione” con i sindacati, che a questo giro non possono che invocare nuovamente lo sciopero generale.

Pubblico impiego significa anche scuola e università pubblica. Non è bastato il più grande licenziamento di massa della storia italiana, con la 133 e la messa fuori dalla porta di decine di migliaia di precari della scuola, evidentemente i docenti e i lavoratori della scuola sono sempre più destinati a diminuire ed invecchiare fino al pensionamento. In una fase in cui viene tanto richiesta innovazione e modernità, l’unica cosa che il governo è riuscito a fare è stato allungare l’età di pensionamento, trattenere sul luogo di lavoro chi si apprestava alla pensione e non permettere il ringiovanimento del corpo docenti tutto.

Ciliegina sulla torta, nonchè definitiva umiliazione e schiaffo alla decenza, è l’ulteriore taglio al fondo di funzionamento ordinario dell’ università. Ulteriori 200 milioni di euro in meno alle università pubbliche, spostati direttamente sulle scuole paritarie (non statali). Ciò che non era stato in grado di fare neanche il governo Berlusconi in tempi di tagli all’istruzione – ricordiamo che i fondi alle paritarie sono rimasti fondamentalmente invariati dal 2007 ad oggi – vuol essere in grado di farlo il Governo dei Professori: togliere all’università pubblica, per dare alla scuola privata.

Un paradosso tale da far rabbrividire, crolla definitivamente lo spettro del “non ci sono soldi” a favore di un meno rassicurante ma più sincero “non ci sono soldi per voi”.

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