Renzo Bossi è indagato per diffamazione. A querelarlo il 15 maggio scorso è il leghista Davide Caparini che non ha digerito un commento postato su Facebook dal figlio del Senatur. Per questo il Trota è stato sentito ieri mattina in procura a Brescia per una quarantina di minuti, assistito dall’avvocato Carlo Beltrami. A interrogarlo il procuratore della Repubblica Fabio Salamone e il sostituto procuratore Carlo PappalardoCaparini, che fra le altre cariche è il responsabile della comunicazione per il partito, è assistito dall’avvocato Denise Pedrali.

Il 14 aprile Caparini chiese sul social network se Bossi Jr. si fosse dimesso dal solo consiglio regionale o anche dal partito. Un messaggio a cui il ‘Trota’ replicò: “Caro Davide vorrei ricordarti, visto che hai la memoria corta, che dalle intercettazioni (pubblicate sull’Espresso) risulta che tu abbia chiesto 850mila euro alla Lega per la questione Frigerio in tribunale, quando il titolo delle rate da pagare, che il giudice ha deciso, sono di 400mila euro… Gli altri 450mila? Quindi confido anch’io nelle tue dimissioni”. 

Alle considerazioni di Bossi però arriva la replica di Caparini: “Signor Renzo Bossi, come lei ben sa sono amministratore di Telepadania di proprietà della finanziaria della lega. Come lei ben sa il federale ha autorizzato la ricomposizione dei debiti di Telepadania iniziata nel dicembre del 2010 e che, come prevede la legge n 3/12, prevede la garanzia di un soggetto terzo. Come ben sa, dopo due anni di lavoro, approdati in Tribunale, il giudice ha chiesto una fideiussione (che naturalmente la finanziaria della Lega non poteva che chiedere alla Lega) che avrebbe consentito a Telepadania di concludere una vertenza fiscale che si trascinava da oltre 10 anni. Queste cose lei le dovrebbe sapere, come il fatto che sono confondatore de la Padania, realizzatore di Radio Padania Libera e che ho sempre amministrato senza percepire un centesimo, rimborsi spese compresi. Lei queste cose dovrebbe saperle ma probabilmente era in altro indaffarato. Per rispetto di tutto ciò che rappresenta il suo immenso padre qui mi taccio”.

Un botta e risposta al veleno che è uno dei tanti strascichi dello scandalo che ha tavolto la Lega e alcuni suoi dirigenti, coinvolti nelle indagini della magistratura per aver speso in modo inappropriato i rimborsi elettorali. Fra i tanti fatti emersi alcuni riguardano proprio Renzo Bossi, che fra lauree in Albania e spese fuori controllo denunciate dal suo autista, ha deciso di fare un passo indietro e dimettersi dal Consiglio regionale lombardo.   

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