Lo spericolato Monti, ha incominciato a spazzare via la politica dalla Rai. È stato come versare un bicchiere d’acqua sul frenetico andirivieni di una filiera di formiche. Panico: a chi faranno riferimento, in assenza di padrini, i produttori, i funzionari, le soubrettine, le ballerine e tutti gli altri questuanti?
È da più di 30 anni che il servizio pubblico è al servizio di private cordate, interessi elettorali, aree lottizzate e clan partitici. Mica si può, dall’oggi al domani, imparare a essere liberi, scegliere le idee più interessanti, i produttori più onesti, gli attori e le attrici in base al talento, gli sceneggiatori che scrivono meglio, i conduttori più vivaci, i giornalisti più capaci, i membri del cda più liberi da appartenenze…
Ci vuole un po’ di apprendistato, un master in etica aziendale, un seminario di competenza e santità. Bisogna dar tempo, al malato, di sverminarsi, di sudar via le tossine accumulate, di far scendere la febbre dello scambio di favori. Invece no, si è scelta la via traumatica: far pulizia a partire dal vertice. Presidente (donna, finalmente!) e direttore generale sono puri come colombe e bocconiani quanto basta per ben figurare. Non hanno esperienza, dicono i detrattori: la Rai non l’hanno mai frequentata. Meglio: è così che hanno evitato il contagio.
Il Fatto Quotidiano, 10 Giugno 2012

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