CasaPound a Parma potrebbe avere le ore contate. È il questore di Parma Salvatore Longo, nel suo discorso ufficiale durante la Festa della polizia, a fare il punto della situazione sul caso dopo l’aggressione del 12 maggio da parte dei militanti dell’associazione ai danni del circolo Minerva. “In questi giorni – ha detto all’Auditorium Paganini – stiamo proseguendo le indagini e saranno presi provvedimenti amministrativi di pubblica sicurezza”.

La richiesta di un intervento in merito era stata avanzata dalla senatrice del Pd Albertina Soliani, che era rimasta coinvolta negli scontri tra i rappresentanti di CasaPound e i militanti del Comitato antifascista Montanara. L’associazione di estrema destra aveva inaugurato la sede dopo alcuni lavori di ristrutturazione, proprio a pochi isolati dal circolo in cui si ritrovano abitualmente gli antifascisti. Dopo un pomeriggio di tensione tra i due gruppi, la situazione era degenerata, fino a quando una trentina di militanti di CasaPound si era diretta verso il circolo Minerva armata di cinghie, bastoni e bottiglie rotte. Durante la colluttazione alcune persone erano finite a terra e alcune auto erano state danneggiate. Nella notte, la sede dell’associazione era stata perquisita dalla polizia e in queste settimane gli inquirenti hanno sentito decine di persone che hanno assistito o sono rimaste coinvolte negli scontri.

Tra queste anche la senatrice Soliani, che aveva provveduto ad avvisare la polizia e il questore sull’accaduto. Pochi giorni dopo la senatrice aveva presentato un’interrogazione urgente al ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri chiedendo la chiusura della sede di CasaPound e ricordando come la Costituzione vieti la “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Nei giorni seguenti all’episodio di violenza, il responsabile di CasaPound Parma Pier Paolo Mora aveva scaricato la responsabilità dell’accaduto sui militanti antifascisti, colpevoli di aver provocato i membri dell’associazione e di avere assaltato l’auto di un militante a bottigliate. L’associazione aveva dunque chiesto un incontro proprio con la Soliani per confrontarsi sull’episodio, ma la senatrice aveva negato di essere stata contattata e declinato l’invito, dichiarando invece di avere trovato su siti internet e su Facebook insulti e minacce alla sua persona da parte dei militanti di CasaPound.

Nel frattempo le indagini sono proseguite, e se per il momento si escludono conseguenze penali, l’episodio sicuramente non si può considerare concluso, come ha confermato il questore. Del resto, l’aggressione del 12 maggio è solo l’ultimo atto di un clima di tensione che si protrae da anni nel quartiere Montanara da quando, nel 2009, è stata aperta la sede di CasaPound. “L’associazione, che ha sede nel quartiere Montanara, di storica tradizione antifascista– ha proseguito il questore –  finora si era limitata con i suoi circa 30 militanti ad organizzare iniziative o presentazioni di libri di revisionismo storico”. Ma per i cittadini e i residenti della zona l’aggressione al Minerva è stata decisamente un fatto troppo grave per rimanere impunito.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Bene, bravo, viva Grillo. Ma non lo voto

prev
Articolo Successivo

“Non siamo gli esattori di Monti”. A Rimini la protesta dei sindaci Pd (video)

next