Lo spread a 400 non dimostra che Monti ha fallito. Dimostra un’altra cosa: che i mercati oggi non sono mossi principalmente da quello che fa o non il governo italiano. Il problema non è l’Italia, ma l’Europa. Ossia l’incapacità, da parte delle istituzioni europee, di affrontare con efficacia la crisi. Per affrontare l’emergenza c’è un unico modo: consentire alla Bce di difendere illimitatamente i titoli di Stato dei Paesi sotto attacco speculativo (fissando un rendimento massimo oltre il quale la Bce interverrebbe). Si è invece scelto di finanziare le banche nella speranza che queste poi comprassero titoli di Stato. I risultati sono quelli che vediamo.

Quanto alle misure strutturali, invece di affrontare gli squilibri crescenti tra le bilance commerciali dei Paesi dell’eurozona, si è presa la crisi dal lato sbagliato, quello del debito pubblico. Con il risultato di deprimere la domanda interna di Paesi già in crisi e di rendere impossibili proprio gli investimenti che potrebbero rimettere in sesto queste economie: nel nostro caso, gli investimenti in infrastrutture, formazione e ricerca. Visto che le misure di austerity hanno effetti depressivi sull’economia, il rapporto debito/Pil peggiora, rendendo necessarie ulteriori manovre depressive di bilancio e così via, in una spirale ben nota al popolo greco.

Quali lezioni per Monti e il governo? Non orientare le politiche ai movimenti giornalieri dei mercati e puntare alla crescita di lungo periodo. Che non si ottiene liberalizzando i taxi o manomettendo l’art. 18, ma tornando a forti investimenti pubblici dove servono davvero.

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