Quando all’inizio di febbraio, Arménio Carlos, segretario generale del Cgtp (Confederação Geral dos Trabalhadores Portugueses), si oppose alle richieste della troika di modificare il diritto del lavoro in Portogallo, in molti si scandalizzarono e alzarono contro di lui l’indice per ricordargli che il parere della troika era decisivo per ottenere la terza tranche del finanziamento concesso al Portogallo (78 miliardi di euro). Ma egli, noncurante di tutto ciò, rincarò la dose il 18 febbraio scorso, quando al termine di un incontro, durato circa un’ora e mezza, con Poul Thomsen (Fmi), Jürgen Kröger (CE) e Rasmus Rüffer (Bce), rappresentanti della troika in Portogallo, dichiarò ai giornalisti presenti: “Questi signori si comportano come dei robot. Sono venuti qui con una missione e, potete starne certi, la missione non è quella di aiutare il Portogallo. Sono qui per aiutare i mercati“. E subito dopo chiese a tutti i lavoratori portoghesi, compresi i tanti precari, di partecipare allo sciopero generale del 22 marzo: “Non è facile perdere la retribuzione di un giorno per un lavoratore portoghese. Ma costerà molto di più perdere le ferie, i diritti ed essere trattati come schiavi”.

Oggi, infatti, è previsto lo sciopero generale indetto dal Cgtp. Ma questa volta lo sciopero non è soltanto contro le politiche di austerità del governo portoghese, ma anche contro il c.d. “pacchetto lavoro” (“pacote de trabalho”) che a breve sarà approvato dal parlamento portoghese. Il disegno di legge n. 46/XII è il risultato di un accordo siglato il 18 gennaio scorso tra governo, patronato e Ugt (União Geral de Trabalhadores).

Il ‘pacote de trabalho’ è un atto di guerra contro i lavoratori portoghesi”, dichiarano i vertici del Cgtp, “e per questo dobbiamo partecipare numerosi allo sciopero”. Numerosi sono, infatti, anche i diritti dei lavoratori che saranno cancellati dal disegno di legge ora in discussione in parlamento. Tra le più importanti modifiche si possono menzionare:

1.  La cancellazione di ogni vincolo al licenziamento e riduzione degli indennizzi;

2. L’allargamento dei contratti precari e cancellazione della contrattazione collettiva;

3. La riduzione della retribuzione degli straordinari e dei giorni di riposo;

4. L’eliminazione di 4 giornate festive;

5. Il prolungamento della giornata lavorativa fino a 12 ore e fino a 60 ore settimanali;

6. L’eliminazione del giorno di riposo compensativo;

7. La riduzione del sussidio di disoccupazione.

Questo di oggi è il terzo sciopero generale in Portogallo dal 2010, da quando cioè la crisi è scoppiata nel paese. A giudicare dai risultati finora ottenuti, non si può certo dire che siano state iniziative di successo, neanche per quanto riguarda l’unificazione delle lotte dei lavoratori, che sono sempre di più in balia degli eventi e degli umori della troika. I “tecnici” della troika, assieme al governo, d’altra parte, contano sul proverbiale temperamento mite e gentile del popolo portoghese, considerato, molto spesso, un popolo in grado di sopportare qualsiasi sacrificio. Memori, forse, di quei carri armati della rivoluzione del 25 aprile 1974, che non osavano attraversare col semaforo rosso, nel mentre occupavano Lisbona e cancellavano la dittatura quarantennale di Salazar. Forse, però, lorsignori farebbero bene anche a ricordare che si trattava pur sempre di carri armati, nonostante il rispetto per la segnaletica stradale.

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