Non mi è mai piaciuto che si introducano piante estranee all’ambiente, sia che si operi nella natura addomesticata, sia che si operi nella natura allo stato libero.

Nei giardini è ormai invalsa l’abitudine di piantare addirittura piante esotiche con dubbi risultati anche di carattere estetico, senza contare i parassiti che esse possono portare con se’. Da tempo ormai non è inusuale vedere nel verde domestico pini strobi o abeti del Colorado od eucalipti. Ed io sempre a domandarmi perché non mettere a dimora un bel pesco od un albicocco, possibilmente autoctoni.

Ma anche nella natura allo stato libero, la situazione non è delle più esaltanti. Il Corpo Forestale, infatti, spesso, per i rimboschimenti (ma perché poi rimboschire? non si può proprio lasciare che la natura faccia il suo corso?) ha usato nel passato essenze estranee, quali il pino nero d’Austria, essenze che, tra l’altro, sono molto meno resistenti ad eventuali incendi. La Liguria insegna.

Ma c’è un’abitudine ormai invalsa qui al nord che mi dà veramente fastidio, ed è quella di mettere a dimora gli ulivi, e non le piantine (passi…), ma ulivi centenari, che vengono sradicati dalla loro terra per fare bella mostra di se’ a ben altre latitudini.

Certe volte io mi immedesimo, con spirito panico, in questi alberi che appunto per decine e decine di anni hanno vissuto al sole della Liguria o della Toscana, o addirittura della Puglia, ed improvvisamente si ritrovano accanto ad una villetta, od in una rotonda stradale (mi è capitato di vedere anche questo!). Io lo trovo uno spettacolo straziante, assurdo, incomprensibile, che denota forse meglio di tanti altri la completa insensibilità dell’uomo per l’ambiente che lo circonda.

Quando vedo quei vivai ( e ce ne sono purtroppo molti) pieni di piante di ulivo in enormi vasi, pronti per il trapianto, mi verrebbe voglia di riportarli da dove venivano, con un’operazione tipo “Fronte di Liberazione dei nani da giardino”!

Un sogno ad occhi aperti!

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