Anche se era primavera, fu un giorno bruttissimo per Cetty. Il peggiore che lei ricordi. Perché Salvatore, Salvo per lei e per gli amici, tornando a casa, aveva parole e occhi di pianto, il peggiore pianto: quello che non vuole trattenere le lacrime, anzi.

La gemelline, Sara e Martina, giocavano di là, nell’altra stanza, nel box. Camminavano già, ma non bene.

Salvo e Cetty, siciliani, vivevano al nord da circa un anno. Da quando, cioè, lui aveva trovato lavoro all’ospedale di Vercelli come medico ematologo. Il suo primario gli aveva detto: organizzami l’ambulatorio. E lui l’aveva fatto nel migliore dei modi. Con scrupolo. E soprattutto con tanta umanità, perché chi ha la leucemia, si sa, ha più possibilità di farcela se ha un medico che lo segue come un fratello, se ha un medico che lo prende sottobraccio e gli dice: guarda che ce la farai, ce la faremo.

Lottava con i propri malati, insomma Salvo. E il primario, i colleghi, Fabio soprattutto, stravedevano per lui. Così bravo, così giovane, così umano. Farà strada, dicevano. Così fortunato: due belle bimbe e Cetty, la donna della sua vita, dopo il lavoro.

Ma ecco che arriva il giorno buio. Il nero. Sono malato, gravemente, dice Salvo a Cetty, un brutto giorno di primavera. Si abbracciano, piangono insieme, per ore. Poi parlano piangendo. E decidono che tutto deve continuare come prima, che nessuno, insomma, deve sapere (perché Salvo, gli accertamenti, li ha fatti fare da una persona amica, che starà zitta).

Così, la vita continua, in casa, con le gemelle che crescono e hanno voglia di giocare, e in ospedale, dove Salvo continua, in ambulatorio, a fare forza ai propri pazienti. Tutti i giorni. Ce la farai, ce la faremo.

Finché ha avuto forza così ha fatto. Vivendo da eroe gli ultimi mesi della sua vita. Cetty, dopo averlo assistito fino alla fine, è tornata a Siracusa. Insegna ora. E cresce le due bimbe. E non pensava che sarebbe tornata a Vercelli, città che a lei fa male, quando ci pensa, eppure l’ha fatto, è tornata giorni fa, un anno dopo la morte di Salvo, portandosi appresso le gemelline. Che sgambettano sicure, ora.

Doveva prenderle in braccio e mostrare loro qualcosa, Cetty. Con orgoglio.
La targa dove si legge Dottor Salvatore Berretta, ambulatorio e Ematologia. La direzione dell’ospedale ha organizzato la giornata, ma la targa l’hanno voluta (e pagata) i malati.

Ce la farai…

(Questa storia, purtroppo, è vera. Questo post è dedicato a Cetty, alle due gemelline, Sara e Martina e ai genitori del dottor Salvatore Berretta).

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