Ormai è quasi scontro aperto. Nuvole nere si addensano su Westminster e sul Big Ben. A Londra, almeno 20 rappresentanti conservatori della Camera dei Lord (detta anche Camera dei Pari o Camera alta, ndr) minacciano di scaricare e di boicottare il governo di Tories e Lib-Dems. Guerra interna, appunto, il tutto perché la coalizione vuole andare avanti nel progetto di riforma della stessa camera. Niente più ereditarietà già a partire dalle elezioni del 2015 e camera completamente rinnovata – e ridotta – entro il 2025. Ma i “Pari” non ci stanno: troppo forte è la tradizione britannica per essere così smembrata con un colpo di mano. E così quei 20 “ribelli” ora cercano di arrivare a 40, se non a 60, numero che darebbe loro la forza di bloccare completamente l’agenda del primo ministro David Cameron.

Mentre la Camera dei Comuni (Camera bassa, ndr) può influire sulla durata in carica del premier e del governo, con richieste di dimissioni e mozioni di sfiducia, quella “alta” non ha alcun potere. Ma ha la forza, grazie alla possibilità di presentare emendamenti, di bloccare completamente il lavoro dell’esecutivo. Al momento, degli 826 Lord, 92 sono ereditari e i restanti sono membri a vita, il cui titolo non passerà comunque al figlio. Obiettivo di Cameron e Clegg, ora, abolire proprio quel centinaio di ereditari, creare una camera di 450 senatori, all’80 per cento eletti per soli 15 anni e non più a vita. E l’opposizione al piano non arriva solo dai conservatori più a destra. Anche un gruppo di Lord del Labour starebbe pensando di far sentire la propria voce. Si attende così, a giorni, la presa di posizione anche del leader laburista Ed Miliband.

Ma è tutto a destra e al centro che si gioca, al momento, la partita, che rischia di dividere la coalizione. Al momento, Cameron e Clegg stanno preparando il discorso di maggio in cui presenteranno dodici punti programmatici per i dodici mesi successivi. Ed è molto probabile che, fra questi, ci sia anche la riforma della camera alta. Ora Lord Bilston, Lord Lee of Trafford, Lord Kakkar e Lord Forsyth of Drumlean stanno raccogliendo fondi per lanciare una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della tradizione. Rimane tutto da vedere su che cosa si giocherà questa pubblicità, visto che l’opinione pubblica, come dimostrano recenti sondaggi, è spaccata a metà. Al momento i Lord coinvolti non parlano e non rilasciano dichiarazioni. Ma il malumore è grande e coinvolge, appunto, destra, centro e sinistra. Lord Hamilton of Epsom, ex ministro della Thatcher e che non fa parte dei “ribelli”, intervistato dal Times, avverte: «Ci vuole un governo veramente coraggioso per andare avanti con questo piano. Stanno rischiando tutta la legislatura per questo progetto».

“Right” e “Left”, tutti sono in subbuglio. È la destra, tuttavia, a preoccupare di più, anche per questioni di stabilità del governo, da queste parti tenuta in grande considerazione. Esiste ormai una vera e propria ramificazione interna dei Tories. Dal Comitato 1922 – che vuole “scaricare” Clegg e i liberaldemocratici e tornare ai “veri” valori dei conservatori – al Gruppo 2020 – che è invece per la modernizzazione e si contrappone al precedente – al Fresh Start Project – che punta a una revisione del rapporto con l’Unione europea. Ancora, nella grande famiglia della destra ci sono i Cornerstone – che vogliono meno tasse e meno governo – e il Gruppo 301 – che vuole coinvolgere le comunità etniche e tutti coloro che, per loro natura, non voterebbero mai a destra. I conservatori britannici hanno insomma molte facce. Ma ora rischiano di perderne una, la più importante, e forse anche più di una, se la riforma dei Lord dovesse andare avanti.

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