L'ingresso dello stadio del Paok Salonicco

Sono stati 4 mila i tifosi del Paok Salonicco che hanno deciso di seguire qualche giorno fa la squadra greca nella difficile trasferta di Udine. Era una gara valida per l’andata dei sedicesimi di finale dell’Europa League, non un incontro di Champions, eppure lo stadio Friuli era una piccola bolgia di colori bianconeri con il simbolo dell’aquila bicipite, vessillo del Paok. Il club è attualmente terzo in classifica nella Super League, il campionato greco. Non ha alcuna possibilità di vincere lo scudetto e per questo ripone tutte o quasi le proprie speranze nel torneo di consolazione europeo, sperando di arrivare il più lontano possibile. Il prossimo anno potrebbe essere troppo tardi.

Già, perché l’Uefa ha fatto sapere che se il Paok non metterà a posto i suoi conti entro il prossimo 30 giugno non gli sarà permesso di partecipare a competizioni europee fino a data da destinarsi. La squadra greca non avrebbe pagato per tempo i debiti per l’acquisto di alcuni giocatori nelle ultime finestre di mercato. Per mancanza di fondi, evidentemente. Ma questo all’Uefa interessa fino ad un certo punto: ha già dato il benservito a CSKA Sofia, Timisoara e Real Maiorca per la stessa ragione. Potrebbe farlo presto anche per il Paok.

“Come si fa a spiegare alla popolazione che tutti devono pagare le tasse con l’eccezione delle squadre di calcio? Siamo nei guai, tutto il calcio è nei guai”. Ne è convinto Theo Van Seggelen, segretario generale della FIFPro, il sindacato internazionale dei calciatori. Che in un’intervista concessa qualche giorno fa a Bloomberg spiega perché il pallone del continente rischia di sgonfiarsi al punto da non riuscire più a sostenere i calci che gli arrivano da più parti in quest’ultimo periodo. “In Spagna, Portogallo, Grecia e Ungheria – dice Van Seggelen – accade ormai regolarmente che diversi giocatori decidano di firmare contratti con stipendi più bassi purché certi rispetto a promesse di pagamento che probabilmente verranno disattese”. Il caso greco è emblematico.

Qualche settimana fa, il sindacato dei calciatori ellenico ha fermato il campionato per protestare contro il mancato rinnovo delle assicurazioni che coprono i professionisti in caso di incidenti di gioco. “Siamo coscienti che il paese sta vivendo una crisi economica senza precedenti, ma questo non significa che dobbiamo tollerare questa situazione e pagarla sulla nostra pelle”, ha detto il numero uno della protesta. Responsabile di questa mancanza sarebbe l’Opap, la società statale che gestisce il monopolio delle scommesse. Non avrebbe versato quanto dovuto per precedenti accordi di sponsorizzazioni e ora le casse della Lega calcio greca sono vuote, o quasi. “Non abbiamo fonti di reddito al momento – ha dichiarato a proposito il presidente Stelios Sfakianakis -. Potremmo proporci alle aziende private, ma il contesto economico difficile non ci fa ben sperare”.

Di male in peggio. Sabato scorso era in programma la partita di campionato tra AEK Atene e Ofi Creta. Ma a qualche ora dall’incontro il segretario generale dello Sport greco, Panos Bitsaxis, ha deciso di posticipare la gara a data da destinarsi per il timore di scontri all’esterno dello stadio. I tifosi dei due club non hanno potuto acquistare i biglietti perché la squadra di casa, l’AEK Atene, non è stata in grado di garantire l’emissione di un numero accettabile di taglianti. Basta dare un’occhiata alle casacche da gioco del club per capire le origini del problema. Il main sponsor degli Yellow-Blacks è l’Opap, la stessa società che sta creando grattacapi non di poco conto a tutto il calcio greco.

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