Intitolata in sordina e subito contestata, poi rimossa, quindi ricomparsa in gran silenzio e di nuovo danneggiata. Neanche a farlo apposta, la storia della lapide ai caduti di Salò nel cimitero monumentale di Parma, sta diventando un vero e proprio calvario. Certo è che per qualche tempo la “stele della discordia” non si potrà ammirare, se non in pezzi, ai piedi del muro su cui era stata posata durante l’ultima Festa della Repubblica lo scorso 2 giugno. Qualche ignoto infatti ha di nuovo preso di mira la lastra di marmo, colpendola e riducendola in pezzi dopo averla staccata dal muro su cui era fissata.

Un gesto che risale probabilmente alla scorsa settimana, prima dell’ultima nevicata del weekend, visto che i pezzi di marmo sono ancora ricoperti di neve e il sentiero per arrivare al muro in cui era posizionata la lastra, una zona non di passaggio nel cimitero, non è ancora stato liberato dalla neve. Fatto sta che ora la lapide è distrutta, la sua parte centrale ridotta praticamente in briciole, un nastro da cantiere intorno ai resti solo per segnalare “l’incidente” non poi così inaspettato, visto che in soli otto mesi dal suo ingresso nella Villetta la lapide è riuscita a rimanere al suo posto ben pochi giorni. E forse è stato proprio questo ultimo periodo, dalla sua ricomparsa lo scorso 2 novembre, per la commemorazione di tutti i defunti, il tempo più lungo della sua esposizione.

Quando era stata posata la prima volta al cimitero, il 2 giugno 2011, c’erano voluti quattro giorni a far sparire la lapide dal quel muro: un giovane “armato” di attrezzi da lavoro l’aveva rimossa lasciandola per terra, anche se intatta, facendosi interprete della volontà di gran parte dei cittadini, indignati dalla scelta dell’amministrazione e spiegando il suo gesto come atto di “disobbedienza civile”.

La stele di marmo, che riporta l’iscrizione: “Ai caduti e dispersi militari e civili della Repubblica sociale italiana (1943-1945)”, affiancata dalla frase del poeta Giosuè Carducci: “L’Italia avanti tutto! L’Italia sopra tutto!”, era stata voluta dall’Associazione nazionale famiglie dei caduti e dispersi della Rsi. Per evitare contestazioni, l’intitolazione era stata fatta in sordina, senza avvisare nessuno. Ma la decisione dell’allora sindaco Pietro Vignali di acconsentire alla richiesta, era stata duramente contestata e il gesto aveva scatenato le polemiche del Comitato antifascista, delle associazioni partigiane e dei movimenti di sinistra, fino ad approdare in consiglio comunale. La minoranza aveva lasciato per protesta l’aula e in città era stato dato il via a una raccolta firme per la rimozione della stele.

La lapide quindi era sparita, dal cimitero e anche dall’attenzione pubblica, spazzata dagli scandali di corruzione che avevano travolto la giunta comunale a fine giugno, per poi ricomparire dopo tre mesi, i primi giorni di settembre, di nuovo nel cimitero della Villetta. Anche in questo caso, solo pochi giorni, giusto il tempo che qualcuno si accorgesse del suo ritorno: neanche due settimane e la stele di marmo era stata danneggiata da ignoti, che questa volta avevano scalfito la pietra in corrispondenza del riferimento ai 150 anni di Unità d’Italia.

Quindi la lastra era stata di nuovo rimossa per la riparazione, per tornare, almeno nelle intenzioni, definitivamente, in occasione della celebrazione dei defunti. Il 2 novembre, durante il corteo delle autorità a commemorazione dei caduti, la lapide c’era, anche se è stata ignorata durante la cerimonia. Ma anche in questo caso, non è passato molto tempo e di nuovo la stele di Salò non c’è più, distrutta e probabilmente destinata a non essere vista ancora per molto tempo.

di Silvia Bia

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Modena, assolti gli anarchici per le proteste contro il Cie

prev
Articolo Successivo

Frana sulla Variante di Valico, la Procura chiede le immagini aeree dal 1960 a oggi

next