“Chi dice che il Pd avrebbe vinto con un candidato unico dice una fesseria; se avesse candidato Doria avrebbe vinto”. Giuseppe Civati scherza sulla debacle genovese del suo partito, ma è chiaro che quanto accaduto nel capoluogo ligure conferma che i problemi interni sono tutti ancora ben lontani dall’essere non solo risolti, ma affrontati. “Le primarie servono proprio per mettersi in discussione”, aggiunge il consigliere regionale della Lombardia, ma la discussione per il Pd sembra infinita. “Sicuramente questo deve essere l’ultimo insegnamento utile per i vertici perché a sentire Bersani a breve le primarie dovrebbero esserci a livello nazionale per tutti, quindi forse conviene imparare da quanto accaduto prima di stupirsi di nuovo”. E dopo l’esperienza di Milano, dove Giuliano Pisapia vinse sul candidato del Pd Stefano Boeri, lo stupore non dovrebbe essere previsto.

“Io non ho partecipato alle primarie genovesi ma credo che gli errori commessi dal partito siano stati diversi. Non si è capita la posizione sul sindaco uscente, Marta Vincenzi. Per quanto fosse stata recentemente oggetto di diverse polemiche sul suo operato, il Pd doveva scegliere se sostenerla oppure no. Invece si è diviso tra lei e un’altra candidata, Roberta Pinotti. Infine le due candidate sono apparse rancorose, arrabbiate, in continuo e costante conflitto tra loro. Per questo, a mio avviso, è emerso a sorpresa l’outsider Doria, uomo legato a nessun partito ma sostenuto da Sel, come con Pisapia a Milano”, aggiunge Civati. Questo per quanto concerne l’esperienza genovese.

Riportando la questione su un piano di analisi politica “si conferma la mobilità dell’elettorato: per quanto i dirigenti diano indicazioni chiare non possono guidare il voto e le preferenze, puoi tentare di orientarlo ma è evidente, a Genova come a Milano, che una parte dell’elettorato del Pd ha scelto di sostenere il candidato più radicale”. Per carità “non è un dato sconvolgente”, secondo Civati, ma certo è evidente come il Pd non riesca a “sentire il polso del proprio elettorato” e, in particolare, “a uscire dalle logiche partitocratiche per cui i risultati delle primarie siano una vittoria o una sconfitta: sono sempre una vittoria”, dice Civati. Lo sono “perché servono proprio a cambiare le cose già decise, metterle in discussione. E non si può dire che a Genova ha perso Bersani” ma certo, ammette, il risultato “deve servire come insegnamento” anche perché “è andata peggio che a Milano”. Quindi per Civati è importante analizzare le ragioni di quanto accaduto, partendo da un punto: “Moltissimi elettori del Pd, nonostante ci fossero due candidature del Pd, hanno scelto il candidato non del Pd”. Il messaggio, in effetti, è fin troppo chiaro.

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