Il ministro della Giustizia Paola Severino

La Camera conferma la fiducia al governo sul decreto legge ‘svuota carceri’ con 420 sì, 78 no e 35 astenuti. Si tratta della sesta fiducia dell’esecutivo Monti dal suo insediamento. Una approvazione scontata ma discussa, che lascia dietro di sè nuove fratture tra i gruppi politici e una lunga fila di polemiche. Sul fronte dei contrari, le polemiche più forti arrivano da Idv e Lega. “Ancora una volta – ha detto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro – si assiste a una resa incondizionata dello Stato ai criminali e ai delinquenti”. Il leader dell’Idv va all’attacco: “Siccome mancano i posti letto nelle carceri allora si mettono in condizione le parti lese, i cittadini, di ritrovarsi aggrediti da quello che il giorno prima li aveva aggrediti. Serve un’edilizia carceraria migliore – aggiunge – non dei condoni ogni due anni con un atto di resa dello Stato ai delinquenti”.

No deciso anche dalla Lega nord, che ha annunciato la propria opposizione nelle dichiarazioni di voto: “Si chiama ‘svuotacarceri’, ma il nome corretto dovrebbe essere ‘scaricabarile’, con il sottotitolo ‘vorrei ma non posso'”, detto il deputato Rodolfo Paolini. “Siamo contrari”, ha dello Umberto Bossi: “Tutte le volte che hanno approvato provvedimenti così non hanno funzionato. Ma speriamo che questa volta funzioni”, ha aggiunto.

Affermazioni a cui ha risposto lo stesso ministro Severino: “Non è una resa – ha detto – e nemmeno uno scaricabarile. In ogni caso sarà sempre il magistrato a decidere – ha aggiunto Severino a proposito del blocco del meccanismo delle porte girevoli – se un detenuto può essere mandato a casa, ai domiciliari, o nelle strutture idonee delle forze dell’ordine, o in ultima ipotesi, in carcere”. Il guardasigilli ha poi richiamato i giornalisti: “Mi richiamo al senso di responsabilità della stampa – ha detto – perché aver definito il decreto ‘svuota carceri’ ha contribuito a suscitare l’allarme nell’opinione pubblica”.

Largo, in ogni caso, il fronte dei sì, anche se con distinguo e mal di pancia da parte di Democratici e Popolo della Libertà. “Noi riconosciamo validità al provvedimento da lei presentato, ne condividiamo le finalità  e ne apprezziamo la concretezza ed il realismo dopo tante vane promesse e troppe parole” ha detto il Pd Guido Melis annunciando il sì al voto di fiducia. “Era ora di mettere fine alla propaganda su fantomatici piani carcere, per questo noi voteremo la fiducia al governo”. Ciò non toglie, ha aggiunti Melis in aula “che la questione carceraria resti drammaticamente aperta dopo questa buona legge. C’e’ ancora moltissimo da fare, bisogna depenalizzare intere aree della legislazione, specialmente la più recente, bisogna modernizzare la strutture, formare adeguatamente il personale e intensificarlo, forse usare di più anche la pena alternativa del lavoro socialmente utile come in altri paesi, rendendo il carcere extrema ratio e comunque più umano e in linea con la Costituzione come ci richiede l’Europa e la nostra coscienza civile”.

E un sì condizionato è arrivato anche dal Pdl. “Noi votiamo questa fiducia, ma lo facciamo con il dovuto senso critico: il governo tecnico assume comportamenti da governo politico”, ha detto Manlio Contento durante le dichiarazioni di voto. “Il metodo scelto non è da governo tecnico”, ha aggiunto l’esponente Pdl che poi ha spiegato: “Ho sentito addossare la responsabilità di non avere agito sul governo precedente. Ma quel governo aveva previsto la detenzione domiciliare per pene inferiori a un anno”. Un intervento, tuttavia, che ha aperto crepe nello stesso partito, dove è stato giudicato eccessivo e pesante nei confronti del ministro della Giustizia Paola Severino. E così per evidenziare ‘la distanza’ da quanto detto da Contento nel suo intervento, Scajola si è avvicinato ai banchi del governo per manifestare la sua solidarietà al Guardasigilli.

Completamente diverso il ragionamento proposto dai Radicali, che hanno annunciato la propria astensione. “Noi riteniamo di doverci esprimere con un’astensione che è non ‘dal’ voto ma ‘nel’ voto” ha detto in aula Rita Bernardini: “Questo decreto rischia di divenire l’alibi per non fare quello che è necessario e improcrastinabile per corrispondere a quanto da trenta anni la giustizia europea ci ingiunge di fare per rientrare nella legalità su giustizia e carceri”. Noi diciamo – ha aggiunto – che il provvedimento che si deve fare e’ l’amnistia come rimessa e traino della riforma democratica della giustizia”

Il provvedimento

Nel dettaglio, il testo innalza da dodici a diciotto mesi la parte di pena scontabile ai domiciliari, aumentando quindi il numero di quanti già usufruivano della legge 26 novembre 2010, n. 199 (“sfolla carceri“). Gli arresti domiciliari non sono applicabili ai soggetti condannati per delitti gravi (terrorismo, mafia, traffico di stupefacenti, omicidio, violenza sessuale di gruppo), ai delinquenti abituali, professionali o per tendenza, ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare e nei casi di concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga o sussistano specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti. Il provvedimento dovrebbe riguardare, allo stato, circa 3300 detenuti. Comunque non un intervento risolutivo, considerando che il sovraffollamento dei penitenziari italiani è stimato in 22mila persone.

Oltre a questo,  il decreto introduce due modifiche nell’articolo 558 del codice di procedura penale. La prima modifica prevede che nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo debba essere necessariamente tenuto entro e non oltre le 48 ore dall’arresto. Con la seconda modifica viene sancito il divieto di mandare in carcere le persone arrestate per reati non gravi prima della convalida dell’arresto e il giudizio direttissimo. In questi casi l’arrestato dovrà essere, di norma, custodito dalle forze di polizia, salvo che ciò non sia possibile per mancanza di strutture o per altri motivi come la salute dell’arrestato o la sua pericolosità sociale. In questi casi il pm dovrà adottare uno specifico provvedimento motivato.

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