Prendiamo il caso di Andrea Muccioli e analizziamolo. Succede alla morte del padre nel 1995 (come nella odierna Corea) contando su un finanziatore eccezionale per quantità di soldi che annualmente trasferisce alla comunità. Il finanziatore è Moratti e, tra il lusco e il brusco, sgancia una sommetta pari a 15 milioni di euro ogni anno. Il resto del fatturato è equamente suddiviso tra denaro pubblico e attività produttive interne alla struttura. In 16 anni l’esperto pedagogo crea un disavanzo di bilancio di circa 20 milioni. Insomma un vero e proprio crack.

Non sappiamo se Muccioli si limita all’incapacità gestionale o somma a questa, anche qualche altra virtù. Ciò che sappiamo invece è che a questo campione della gestione aziendale, è stato offerto un contratto di consulenza dalla regione Lombardia. Sappiamo inoltre che la consulenza non riguarda la selezione canina di allevamenti lombardi ma la verifica della qualità terapeutica e gestionale delle comunità terapeutiche. O meglio delle comunità inserite sul territorio di una grande azienda sanitaria lombarda.

Insomma l’oblio può aspettare perché i demeriti di Muccioli evidentemente devono trovare una altra e più importante collocazione. Poco importa se Muccioli rappresenta la visione più retrograda delle dipendenze e andrà a supervisionare l’attività di strutture che quanto meno, in questi anni (a differenza di san Patrignano), si sono accreditate allineandosi quindi a standard di legalità.

Insomma il demerito che avanza e che viene ben pagato, posto che Muccioli non farà tutto questo gratis. Se i migliori cervelli italiani se ne vanno consoliamoci con i peggiori perché in qualche cosa dobbiamo pur eccellere.

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