Dopo 482 giorni senza governo, assoluto record mondiale, il Belgio è finalmente ad un passo dalla formazione del nuovo esecutivo. Sembrano infatti superati gli ultimi tre scogli che impedivano un accordo tra gli 8 partiti nazionali, ovvero durata della legislatura federale, autonomia regionale e sicurezza sociale. Si profila così la sesta riforma dello Stato, “la più grande della storia del Belgio”, secondo i negoziatori francofoni.

Un accordo frutto di 14 ore di confronto tra i rappresentanti dei 4 partiti fiamminghi (CD&V, du sp.a, de l’Open Vld et de Groen) e dei 4 francofoni (PS, MR, cdH, Ecolo) sotto la guida di Elio Di Rupo (foto), leader dei socialisti francofoni e di origini abruzzesi. Un ruolo importante, secondo gli analisti, l’ha giocato anche la crisi della banca franco-belga Dexia di questi giorni, una vera e propria bomba a orologeria nel cuore di un’Europa già malata economicamente. Emergenza che in Belgio richiede un governo più che mai.

La principali novità dell’accordo di questa notte prevedono l’allineamento delle elezioni regionali, federali ed europee a 5 anni (finora quelle federali erano ogni 4 anni) a partire dal 2014. Inoltre protezione civile e pompieri resteranno di competenza federale, così come il codice della strada. Anche se all’apparenza possono sembrare semplici bisticci politici, le serrate contrattazioni su chi deve decidere ad esempio il limite di velocità sulle strade belghe è un segno tangibile della battaglia più o meno sotterranea tra le due comunità del Paese, fiamminga e francofona. Il risultato delle elezioni dello scorso giugno, infatti, aveva segnalato la vittoria politica del partito fiammingo della N-VA guidato dal cosiddetto “Leone delle Fiandre” Bart de Wever, che incarna tutte le istanze autonomiste, se non addirittura separatiste, delle Fiandre, la parte ricca e produttiva del Paese.

Dopo oltre un anno di negoziati e tavole rotonde, Bart de Wever aveva affondato tutti i tentativi di accordo politico con i socialisti del Sud, vincitori delle elezioni in Vallonia e da sempre principale partito del Paese, tanto che in Belgio parlare di secessione non sembrava più un’utopia. Il braccio di ferro su codice della strada e pompieri appare quindi come una prova di forza per il vero pomo della discordia tra le due comunità: l’amministrazione della Regione di Bruxelles capitale. Si perché in realtà Bruxelles è una regione formata da ben 19 municipalità dove il 90% della popolazione parla ormai quasi esclusivamente francese. Ed è proprio sulla circoscrizione elettorale e giudiziaria di Bruxelles-Hal-Vilvorde (BHV), a cavallo tra la regione di Bruxelles e le Fiandre, che da qualche mese a questa parte si sta scatenando una vera e propria battaglia.

Nella BHV i fiamminghi hanno ottenuto la tanto desiderata scissione giuridica della circoscrizione in cambio di alcune concessioni a francofoni in termini di bilinguismo nei tribunali e nelle procure, con la creazione di nuove sedi distaccate. Inevitabilmente, e qui si inseriscono le critiche maggiori, tutto questo avrà dei costi in più per la collettività. Costi non da poco, soprattutto perché le finanze del Belgio non scoppiano davvero di salute. Nonostante la buona tenuta di questi mesi senza Governo, anche se in realtà la precedente amministrazione è restata parzialmente in carica, il debito pubblico belga ammonta ancora a 340 miliardi di euro.

Ma non è finita. Non è ancora chiaro se la coalizione della futura maggioranza sarà con o senza i due partiti Verdi del Paese (Ecolo e Groen) che hanno ottenuto un buon risultato elettorale nel giugno 2010 e che hanno giocato un ruolo importante nel raggiungimento dell’accordo di questa notte. Prima di tutto bisognerà vedere su che linea economica si potrà raggiungere un accordo con questi due partiti, dal momento che nemmeno gli altri movimenti hanno le idee chiare sul budget 2012. I rispettivi leader prevedono ancora 2-3 settimane di negoziati, mentre il risultato di quanto concordato questa notte verrà presentato martedì. Che sia la volta buona? Forse, ma la politica del Belgio ci ha abituati a non dare mai nulla per scontato.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

L’eredità di Steve Jobs: Cook e altri geni

prev
Articolo Successivo

Yemen, il presidente Saleh
“Pronto a lasciare il potere”

next