Giovani senza futuro per un futuro senza giovani. Il Finanzcapitalismo sta distruggendo il pianeta.

Sarebbe davvero triste se, in una situazione come questa, i giovani non si ribellassero. Per fortuna lo stanno facendo. Da Madrid a New York, dal Cairo ad Atene . E a Roma il 15 ottobre per andare in corteo al Parlamento.

Un Parlamento pieno di corrotti e collusi, che di recente ha votato per confermare l’immunità al ministro Romano, accusato di associazione mafiosa. E “mafia” è il nome che assume il finanzcapitalismo nel Bel Paese, sempre meno bello sotto i colpi delle ruspe e della speculazione. Non è un caso che il seggio di presidente del Consiglio sia tuttora occupato da un grottesco personaggio dal quale ormai perfino tutti i governanti del mondo, escluso forse l’autocrate Putin, si guardano come dalla peste.

Ma va rifiutato anche il progetto di Confindustria e Banca centrale europea, i quali, per uscire dalla crisi, propongono una nuova svendita dei beni pubblici e la conferma di un impianto sociale ed economico basato sulla negazione dei diritti, il lavoro nero, il razzismo nei confronti degli immigrati, i morti sul lavoro, la disoccupazione di massa, l’evasione fiscale e l’iniquità. Un impianto che ha determinato, da ultimo, la morte di cinque lavoratrici a Barletta. Mentre i “ceti produttivi” pensano ai loro interessi di bottega e organizzano la violazione delle norme, come il presidente della Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi, il quale, come accertato da Guardia di Finanza e Magistratura, era a capo di un’organizzazione criminale per non far pagare le tasse a commercianti e imprenditori. Il processo di liquidazione dei beni pubblici è già ben avviato: a Roma i cittadini si mobilitano contro il Piano Urbano Parcheggi che sta producendo nuove lesioni ai loro diritti, all’ambiente, al territorio e alla democrazia, da via Enrico Fermi a viale Leonardo da Vinci, a molte altre zone oggi minacciate dalla speculazione, che vuole realizzare nuovi progetti inutili, dannosi e pericolosi, sulla base di un accordo bipartisan per la spartizione degli appalti le cui origini risalirebbero alla giunta Veltroni.

Scrive Benjamin R. Barber dell’esistenza di un progetto di infantilizzazione del cittadino, ridotto a puro consumatore, per la cui attuazione “nulla ha maggior rilievo dell’ideologia della privatizzazione, espressione fresca e vigorosa dell’ideologia del laissez-faire che favorisce i liberi mercati al posto della regolazione da parte dell’amministrazione pubblica e associa la libertà con la scelta personale del tipo di cui dispone il consumatore”. Ma, aggiunge Barber, questo sistema economico produce al tempo stesso troppe merci e troppo pochi consumatori. Un’altra contraddizione di un sistema che produce solo spreco, danni ambientali e sociali e la sofferenza di settori crescenti di popolazione.

E’ ora di fare piazza pulita di questo sistema come pure  di un ceto politico asservito, quasi tutto, agli interessi e alle logiche dell’impresa privata. Come ci hanno dimostrato i referendum, quelli svolti su acqua, nucleare e legittimo impedimento, e quello in programma sulla legge elettorale, è solo l’iniziativa diretta dei cittadini che può determinare cambiamenti che è illusorio aspettarsi da un sistema marcio fino al midollo, di cui Berlusconi è, in fondo, solo un epifenomeno.

L’alternativa c’è e si basa sui cinque punti su cui siamo chiamati a mobilitarci, in modo pacifico ma determinato, il 15 ottobre, come parte di un movimento mondiale di giovani e meno giovani contro il finanzcapitalismo e le sue appendici istituzionali. Per proseguire con le grandi e piccole vertenze territoriali a difesa dei beni pubblici, dei diritti e della sicurezza dei cittadini. Per elezioni politiche immediate che consentano finalmente di avere un Parlamento e un governo del quale non dobbiamo come italiani, vergognarci, come dobbiamo, invece, di quelli attuali.

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